I resti del volo MH17 poche ore dopo lo schianto (foto AP)

Momento Lusitania

Un incidente e tutto cambia nella percezione di una guerra

Paola Peduzzi

Poi tutto ieri è cambiato. Un aereo di linea malese è stato abbattuto da un missile, sul confine disastrato tra Ucraina e Russia, in quella regione di Donetsk dove da mesi c’è una guerra a bassa intensità, incompresa e incomprensibile, e tutto ieri è cambiato.

Poi tutto ieri è cambiato. Un aereo di linea malese è stato abbattuto da un missile, sul confine disastrato tra Ucraina e Russia, in quella regione di Donetsk dove da mesi c’è una guerra a bassa intensità, incompresa e incomprensibile, e tutto ieri è cambiato. La crisi ucraina era scivolata via dalle cronache, il governo di Kiev chiedeva alla Russia di smetterla di sostenere i filorussi che combattono nell’est dell’Ucraina, la Russia rispondeva di piantarla con le lamentele, allungava la mano, c’erano le questioni energetiche in sospeso, certo, e le armi e le truppe e i guerriglieri ceceni che convergevano nella lotta, ma neppure Vladimir Putin sembrava più interessato a sostenere questa battaglia, si andava lentamente verso una stabilizzazione di fatto. C’erano questioni più gravi altrove, un califfato appena nato tra Siria e Iraq, la guerra a Gaza con le sue tregue fragili e mai risolutive, la trattativa con l’Iran che tutto dovrebbe rivoluzionare negli equilibri del mondo: da anni ormai ci ripetiamo che però una posizione, nei confronti della Russia, va presa, e che sia quella, ma anche la guerra ucraina sembrava dovesse passare, con le sanzioni e con l’isolamento e con una road map per riportare tutti al dialogo. Litigavamo, noi europei, per la candidata troppo filorussa a guidare la diplomazia dell’Ue, con i paesi dell’est Europa in rivolta, ma era ormai una questione di principio – putiniani o antiputiniani? – più che una disputa in corso.

 

Poi tutto ieri è cambiato. Come quando, il 7 maggio del 1915, durante la Prima guerra mondiale, il transatlantico britannico Lusitania, navigando nell’Atlantico, decise di forzare il blocco imposto dai tedeschi, a una trentina di miglia da Cape Clear, in Irlanda. C’era tanta nebbia, il transatlantico rallentò, il comandante pensava di essere scortato dagli incrociatori, perché c’era la guerra e perché il Lusitania trasportava anche materiale bellico (pure se gli inglesi l’hanno ammesso soltanto nel 2005). Quando si trovava a poche miglia dalla costa irlandese, incrociò il sommergibile tedesco U-20, che lanciò un siluro. Diciotto minuti e il Lusitania cola a picco, milletrecento morti (ma anche settecento persone salvate), Londra che chiede l’intervento immediato degli Stati Uniti, non lo ottiene subito, ma poi lo avrà. Un incidente ha cambiato tutto, non soltanto le responsabilità e le motivazioni degli attori coinvolti – ci fu un’inchiesta lunga, le teorie del complotto sono ancora vive oggi – ma anche e soprattutto la percezione dell’opinione pubblica, straziata dalle immagini dei parenti dei passeggeri e d’un tratto consapevole della guerra in corso. Ecco, anche ieri, mentre si cercava di accedere alla zona del disastro e si parlava di cadaveri sparsi a chilometri di distanza dall’aereo malese, siamo diventati consapevoli, di colpo, di quanto può diventare grande una guerra.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi