La mattanza dei maschi

Paola Peduzzi

A Londra il rimpasto di Cameron promuove tante donne (con qualche confusione) e soprattutto fa strage di uomini, a partire dall’“amico” Michael Gove. Si complicano le relazioni con Bruxelles

Milano. La marcia delle donne inglesi, che due giorni fa ha vissuto momenti di gloria quando la chiesa anglicana ha deciso che le donne potranno diventare vescovi, s’è conclusa ieri a Downing Street, con le dame del conservatorismo britannico sorridenti sulla celebre porta, simboli moderni (due mamme in più al governo, femministe giubilanti) del rimpasto voluto dal premier, David Cameron, che ha solertemente comunicato nomi e modifiche su Twitter, con i giornalisti che disperati sospiravano: ma questo è il nostro lavoro! Il messaggio, scrive Dan Hodges sul Telegraph, è chiaro e immediato: “Mi piacciono le donne – vuol dire Cameron – Lo dico davvero. Mi piacciono più dei vecchi etoniani”, cioè di quelli che finora hanno costituito il cuore del cameronismo.

 

[**Video_box_2**]Più che la vittoria delle donne – vera e squillante, anche se con alcune contraddizioni – è stata una mattanza di uomini, sanguinosa e brutale: i cosiddetti “pale, male, stale”, pallidi maschi stantii, secondo la formula coniata per definire la maggioranza dei membri dei board aziendali, sono stati spietatamente rimossi (che poi un po’ anche Cameron fa parte del gruppo, ed è come se avesse rinnegato quel che ha fatto finora). I due big a lasciare il governo sono il ministro degli Esteri, William Hague, e il ministro dell’Istruzione, Michael Gove, così come Kenneth Clarke che già aveva un ruolo defilato, ma che dei Tory è figura enorme, ed era entrato in Parlamento quando Cameron aveva cinque anni. Hague sarà nel team della rielezione, e molti dicono che non ne potesse più del globetrotting imposto dal suo ruolo (malignità raccolta: “Gli serviva solo per la collezione di francobolli”), così le sue dimissioni sono mattanza sì, ma tollerabile, anche se il suo primo discorso alla conferenza del partito, nel 1977, quando aveva 16 anni e i capelli, che ieri è stato trasmesso più volte, suonava come il canto di guerra degli sconfitti. Il sangue è schizzato quando è stato colpito Michael Gove, amico di Cameron e del cancelliere dello Scacchiere George Osborne, tostissimo e odiatissimo ministro che ha riformato la scuola britannica sfidando le ire e gli scioperi degli insegnanti. Gove voleva rimanere fino alle elezioni, finire il lavoro e preparare quello futuro, dopo il 2015 (scommettendo sulla vittoria), ma pare che i sondaggi abbiano convinto gli amici che con uno così non si poteva vincere: è il più impopolare tra i ministri, dicono che è “un think tank con le gambe” e misteriosamente usano la definizione come una cattiveria, ha ingaggiato liti epiche contro tutti e contro i suoi colleghi (ha pure detto che ci sono troppi etoniani al governo, pare che Cameron si sia inviperito) e non conosce compromessi. Ma quando gli insegnanti hanno pubblicamente gioito e tutti si sono immaginati i salti di Christine Blower, l’arcigna capa del sindacato, sono iniziate le analisi funeree, e a nulla è valso l’ottimismo di Cameron, che ha sottolineato di aver affidato a Gove un ruolo decisivo, quello di “chief of whip” ai Comuni (avete presente Frank Underwood nella prima stagione di “House of Cards”? Ecco) con un mandato specifico sulla gestione dei media in tempi elettorali, “lo vedrete sempre in tv”.

 

Al posto di Gove arriva Nicky Morgan, una delle donne della marcia, ma soprattutto membro di quella “A-list” che Cameron stilò nel 2005 per segnalare i nomi nuovi – 50 per cento donne – che avrebbero avuto un ruolo nella sua amministrazione. Negli anni quella lista è stata mestamente dismessa, ma ieri è stata rilanciata: le donne sono da sempre una priorità del premier – recita lo spin – checché ne dicano quelli che vanno dicendo da tempo che Cameron ha un “women problem”. La Morgan è una signora (una mamma!) che ha lavorato al ministero del Tesoro, pragmatica ed esperta, ma già finita nel mirino della sinistra perché ha votato contro il matrimonio gay. Per questo nel suo portafoglio oltre all’Istruzione ci sono le Pari opportunità, tranne l’implementazione dell’“equal marriage”, competenza riservata al mitico Nick Boles, che oltre a essere uno degli ideologi della destra inglese è anche gay – e così le critiche sulla “tipizzazione” applicata dal premier nel suo rimpasto si sono moltiplicate. La vera riformatrice della “education” è Liz Truss (l’altra mamma), che è stata nominata ministro dell’Ambiente, ruolo importante, ma fuori fuoco rispetto alla sua storia, quanto basta per far dire ai commentatori che nella furia della mattanza maschile le donne sono state sì promosse, ma non in base alle loro competenze.

 

Poi c’è l’Europa, capitolo convulso per il governo Cameron. Agli Esteri è andato Philip Hammond, già ministro della Difesa, noto come uno dei più vocianti tra gli euroscettici: una volta disse di voler il Regno Unito fuori dall’Ue, ma ieri ha spiegato di voler prendere in mano l’agenda riformatrice dell’Europa, che detto da un inglese fa sempre un po’ preoccupare. Come commissario europeo, Cameron ha scelto Lord Hill of Oareford, affascinante leader della Camera dei Lord, che già c’era quando l’Inghilterra negoziò i suoi diritti sovrani rispetto a Bruxelles negli anni Novanta e che da sempre si è battuto per evitare che il Regno Unito entrasse nell’euro. Solide competenze, sostengono gli insider, ma alla sua nomina l’unica cosa che è stata detta e scritta – anche dal perfido Nigel Farage, leader dell’Ukip – è stata: Hill chi?

 

I sondaggisti intanto hanno iniziato a macinare dati per capire se la mattanza di Cameron avrà effetti elettorali concreti. Le donne esultano, anche se per commentare il loro ingresso trionfale nel governo la parola più usata ieri era “tokenism”, fare cambiamenti solo di facciata, ma le battaglie sono ancora tutta una faccenda tra uomini. A cominciare dalla vittoria degli uomini di Osborne, re della mattanza che nel prossimo governo già sogna il Foreign Office, per finire con le prossime mosse di Boris Johnson, sindaco di Londra con ambizioni da premier, di tutti i conservatori il più vorace, quello che di solito, alle stragi, sopravvive.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi