Il Bar Sport fogliante apre per l'ultima volta, gioisce moderatamente per i nuovi campioni del Mondo e parla di sopracciglia depilate

Piero Vietti

Avete gioito per la Germania? Pianto per l’Argentina? Il Bar Sport del Foglio si interroga per l’ultima volta. Che cosa resterà di questi Mondiali? Che cosa è meglio dimenticare?

Lungotevere Raffaello Sanzio. Avete gioito per la Germania? Pianto per l’Argentina? Il Bar Sport del Foglio si interroga per l’ultima volta. Che cosa resterà di questi Mondiali? Che cosa è meglio dimenticare? Lo Prete democristiano: “Non ho gioito per la Germania e non ho pianto per l’Argentina. Come molti conterranei romani, a giudicare dalle urla entrate attraverso le finestre aperte, ho esultato con la giusta grinta al gol annullato di Higuaín. E non ho esultato per il gol in finale di partita della squadra tedesca. Argentini sì, ma con juicio, che Berlino è più vicina”.

 

[**Video_box_2**] Matzuzzi è già nostalgico: “La cosa più triste è lo sbaraccamento totale iniziato un minuto dopo la consegna della Coppa ai tedeschi. In tv non c’è più nulla: niente carrozzoni con ex calciatori, ex commentatori tv, ex conduttori, ex showgirl ed ex politici, che per un mese hanno accompagnato i nostri dopocena. Niente giornalisti collegati dal bagnasciuga di Copacabana. Non c’è più traccia neppure delle chicche di calciomercato snocciolate da Di Marzio sotto lo sguardo indulgente del Redentore del Corcovado. L’astinenza può essere pericolosa”. Tiliacos non ha “né gioito né pianto. Solo la fredda constatazione che i giocatori tedeschi, quelli che comunque hanno meritatamente vinto – mi pare – sono gli unici tra i quali non compaiono sopracciglia depilate. Ci sarà un nesso? Sarà un caso? Boh”. “Nesso certo. Anzi accertato”, dice Valensise, finalmente in carne e ossa al bancone del bar, che ha “goduto e patito. Goduto per il goal del giovanetto Götze, appena entrato per sostituire quel mostro sacro di Klose e subito premiato dalla Dea bendata che a Roma-Trastevere chiamate con quelle quattro simpatiche letterine. Patito per l’incapacità degli argentini di mandarla in rete, nonostante i numerosi tentativi, nonostante Messi, che sembra tanto Dustin Hoffman nel famoso film su quel ragazzino che sapeva tutto di Delta Airlines e non degnava di uno sguardo la fidanzata del fratello Valeria Golino. Ma si sa la macumba e il candomblé hanno effetti potentissimi, sopratutto sui cuginetti bairensis. Per il resto cosa resterà di questo Mondiale? Il Bar Sport più irresistibile del decennio, il morso del cannibale uruguagio, il cuoio impomatato di Prandelli ormai cittadino di Pera, e soprattutto l’arte del pronostico azzeccato di Lanfranco Pace, er meno anche se toppa, e soprattutto le new entry che ogni mattina all’alba sul mio iPhone mi davano il buongiorno, Pardo e Lotti”.

 

Cerasa questa volta la catena la tira: “Uno dei Mondiali più noiosi di sempre che non poteva che concludersi con la vittoria di una squadra forte ma noiosa a bestia (la Germania) e di un calciatore (Messi) di cui si ricorda solo un gol contro gli irresistibili iraniani. Unica spiegazione: ai Mondiali hanno distribuito gli stessi occhiali usati dai fenomeni che nei grandi giornali hanno scritto e titolato che in Europa, sulla flessibilità, Renzi ha fatto un mazzo così alla dottoressa Angela. Molte risate”. Rizzini colpevole: “Non gioito, non goduto, ma – orrore orrore – neppure guardato. Dopo la caduta dall’Olimpo del Brasile, mio preferito in seconda battuta (dopo l’Italia, ovvio), mi sono distratta (e annoiata). Ho sentito le urla dei turisti tedeschi, buon per loro. E comunque preferivo l’Argentina”. Tiliacos si accorge finalmente che “il tedesco che ha segnato HA le sopracciglia depilate!”. Momento femminile. Rizzini: “Depilate? A me paiono più che altro tinte”. Valensise: “Macché est nature”. Rizzini: “L’effetto finale comunque è agghiacciante”. Pompili: “Ma è pur sempre un ragazzino nato nel 1992! Crescendo le sopracciglia migliorano. Comunque il vero spettacolo l’altra sera non era in campo, era sugli spalti. Vedere sulla stessa tribuna, seduti vicini, Dilma Rousseff, Vladimir Putin e Sergei Lavrov, Angela Merkel, Ali Bin al-Hussein, Viktor Orbán… insomma, mancava solo Kim Jong-un, impegnato a lanciar missili”.

 

Ecco Crippa, che la tocca piano come al solito: “Mondiale senza bambini, giusto che non abbia vinto il bambino autistico della PlayStation che vomita come i bambini rompiballe appena imbocchi l’autostrada. Germania la miglior scuola calcistica degli ultimi 15 anni. Li ammiro e giocano bene. Schweinsteiger un eroe combattente, gioisco per lui”. Peduzzi, animo sensibile: “Dei Mondiali non mi mancheranno i piagnistei geopolitici, anche se devo confessare che tutto quel calcio trasformato in notizia permanente mi ha salvata ogni tanto dal ‘caos a Gaza’. Quel che mi mancherà, e molto, sarà tutta quest’umanità fogliante”. Giuli la butta lì: “Potremmo anche istituire un Bar Non-Sport permanente, tipo seminario di autocoscienza collettiva quotidiana, ma temo sarebbe impubblicabile. E comunque i Mondiali anche stavolta li ha vinti il Foglio, come ovvio”. Serrande. Silenzio.

  • Piero Vietti
  • Torinese, è al Foglio dal 2007. Prima di inventarsi e curare l’inserto settimanale sportivo ha scritto (e ancora scrive) un po’ di tutto e ha seguito lo sviluppo digitale del giornale. Parafrasando José Mourinho, pensa che chi sa solo di sport non sa niente di sport. Sposato, ha tre figli. Non ha scritto nemmeno un libro.