Dal derby del caffè a quello dell'Eurozona. Ecco cosa ci riservano i quarti del Mondiale

Pierluigi Pardo

Tutto quello che c'è da sapere su Brasile – Colombia, Francia – Germania, Olanda – Costarica e Argentina – Belgio.

Brasile – Colombia (derby del Sudamerica e del caffè)

 

Il vecchio e il nuovo di questo continente. Le maglie gialle. I lampi di Neymar e quelli di James Rodriguez, nove gol in due fin qui. La forza collettiva della Colombia e la faticosa manovra brasiliana. La squadra che ha vinto più volte la coppa (cinque) e quella che per la prima volta arriva ai quarti. Gli eroi del passato: Pelè e Valderrama. I grandi assenti: Falcao (infortunato), Kakà (tramontato). Le sfide epiche: il 9-0 del marzo 1957, peggior sconfitta nella storia de los cafeteros. La Colombia era appena tornata da otto anni di inattività e dopo aver battuto Uruguay nella coppa sudamericana venne umiliata. Stavolta non andrà così.

 

La chiave tattica: la possibile svolta a tre della difesa brasiliana, l’avanzamento di David Luiz a centrocampo, al posto di Luiz Gustavo e il difficile lavoro degli esterni su Cuadrado (Dani Alves merita ancora una maglia?)

 

Francia – Germania (il derby dell’Eurozona)

 

Le locomotive d’europa. La brigata franco-tedesca pensata da Kohl e Mitterand per suggellare l’amicizia tra i due popoli (e ora ridimensionata da Hollande per motivi di bilancio). Jean Monnet e la riconciliazione post-bellica. L’economia tedesca che avanza inesorabile e quella francese che fatica e lascia spazio a spinte xenofobe e antipolitiche (un francese su quattro ha votato Fronte National). In campo da sempre è la sfida tra calcio champagne e fisicità crucca che negli ultimi anni ha trovato però nuove ispirazioni con i tedeschi figli dell’immigrazione (Khedira, Ozil e Mustafi teoricamente dovrebbero pure rispettare il Ramadan).Gli eroi del passato: Michel Platini e Gerd Muller. I grandi assenti: Franck Ribery e Mario Gomez. Le sfide epiche: una clamorosa semifinale dell’82 a Siviglia, con la Francia che butta via un vantaggio di 3-1 nei supplementari e il rigore della vittoria nello shoot-out con Six prima di sbagliare quello decisivo con Bossis. Tanto rumore per nulla, in finale contro i tedeschi, ovviamente, ci pensiamo noi.

 

La chiave tattica: il centrocampo francese che sembra improvvisamente più dinamico di quello tedesco, l’entusiasmo di Deschamps e la pressione su Loew.

 

Olanda – Costarica (il derby del peace & love)

 

Un Paese è senza esercito, l’ altro è quello delle droghe leggere legalizzate e dei ritiri aperti alle mogli quarant’anni prima di Mangaratiba. Il sorriso stampato sulla faccia è il brand di tutte e due. A San Josè si gode come mai prima d’ora (i quarti di finale sono il record storico in un Mondiale), ad Amsterdam si storce il naso per la svolta difensiva di Van Gaal che ha osato mettersi a tre e ha scelto un calcio “parziale”, tattico, speculativo e flessibile negli adattamenti a seconda dell’avversario, così diverso da quello “totale” degli anni Settanta (che però intanto funziona e potrebbe arrivare in fondo dopo le tre finali perse nel ’74, ’78 e 2010).

 

Gli eroi del passato: Johann Cruyff e Walter Centeno. I grandi assenti: Kevin Strootman (infortunato)  e Oscar Duarte (rosso con la Grecia) Le sfide epiche: sabato 5 luglio 2014 a Salvador de Bahia

 

La chiave tattica: la capacità di cambiare in corsa di Van Gaal. Contro il Messico dopo 70 minuti di sterile sfondamento centrale ha allargato Robben e vinto la partita.
 
Argentina – Belgio (il solito derby filosofico: talento individuale contro collettivo)

 

Il fattore L, come Leo e il fattore C, come “capperi che fortuna ha avuto l’Argentina contro la Svizzera”. E di là, il paradosso della squadra che tutti attendevano come la grande outsider, ha vinto quattro partite su quattro ma non ha entusiasmato del tutto prima del match con gli USA. L’albiceleste ha enorme talento offensivo davanti (individuale) ma dietro a tratti balla come sul Titanic. Il Belgio è sembrato frenato nelle tre gare del girone ma contro Klinsmann si è messo in consolle e ha passato grande musica. Il futuro è dalla sua parte, comunque andrà a finire sabato, a Brasilia.

 

Gli eroi del passato: Diego Armando Maradona e Vincenzo Scifo. I grandi assenti: Carlitos Tevez e Radja Nainggolan (sedotti e abbandonati). Le sfide epiche: nell’82 vince il Belgio, a sorpresa. Van Den Bergh ha il tempo di stoppare di petto, prepararsi un caffè lungo e batter Fillol. Quattro anni dopo 2-0 in semifinale per l’Argentina, doppietta di Diego. Due magie. La prima su assist di Burruchaga, la seconda è uno slalom in mezzo a quattro che sarebbe stato la copertina del Mondiale se non avesse fatto quell’altro, ancora meglio, all’Inghilterra.

 

La chiave tattica: le mezze punte di talento del Belgio che possono fare danni se l’Argentina non trova equilibrio.