Unioni civili omosex, prime prove tecniche di legge con un Pd diviso

Nicoletta Tiliacos

Non parlate di Costituzione al sindaco napoletano Luigi De Magistris. Il quale ha solennemente annunciato un provvedimento che “ordinerà” all’ufficio dell’anagrafe partenopea di registrare i matrimoni gay celebrati all’estero.

Roma. Non parlate di Costituzione al sindaco napoletano Luigi De Magistris. Il quale ha solennemente annunciato un provvedimento che “ordinerà” all’ufficio dell’anagrafe partenopea di registrare i matrimoni gay celebrati all’estero. Puro folklore, perché – almeno per ora – la Carta e il codice civile valgono più dei diversivi di De Magistris, e né l’una né l’altro prevedono il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

 

Sempre più concreta è comunque la prospettiva di arrivare anche in Italia a una legge sulle unioni civili omosessuali. Il premier Matteo Renzi una legge l’ha promessa per settembre e ha spiegato che seguirà il modello tedesco. Ma su questo, come su altri punti, non c’è sintonia nemmeno in casa Pd. Il testo unificato del ddl, di cui il Foglio ha parlato sabato scorso, è un tale pasticcio che sembra impossibile possa nascerne una normativa coerente e accettabile, anche una volta emendato. Tanto per ricordare di che si tratta, quel testo (che era inizialmente rivolto a coppie omosessuali ed eterosessuali) stabilisce, senza segnalare alcuna differenza tra i due casi, che i figli nati in vigenza di unione civile devono essere considerati a tutti gli effetti concepiti da entrambi i partner (siamo oltre De Magistris, insomma, e oltre il senso della realtà).

 

Di ben altra sostanza è un altro testo (primi firmatari i senatori Fattorini, Lepri e Pagliari), che ha raccolto finora il consenso di una quarantina di esponenti del Pd, e potrebbe diventare il vero punto di partenza. Il disegno di legge 1360, presentato all’inizio di marzo, muove dal presupposto che “uomini e donne dello stesso sesso, che stabiliscono relazioni affettive, sentimenti di solidarietà e vincoli di reciproca assistenza in convivenze stabili, devono vedere riconosciuti i loro reciproci rapporti, in un assetto giuridico specifico che garantisca alcuni diritti e doveri civili”. Il punto qualificante è che quel disegno di legge “non modifica la disciplina giuridica del matrimonio così come attualmente regolata dalla legislazione italiana o la concezione tradizionalmente intesa dell’istituto matrimoniale, né influisce in alcun modo sulla condizione giuridica dei figli o sulla disciplina delle adozioni dei minori”. Ancor più esplicitamente, si dice che il nuovo istituto “proprio perché riservato alle sole coppie dello stesso sesso, non solo non influisce sulla natura del matrimonio, ma esclude che la sua disciplina complessiva e il nomen juris vengano estesi al nuovo istituto”. L’unione civile registrata di due persone dello stesso sesso prefigurata dalla proposta comporta “la possibilità di scegliere un regime patrimoniale comune, così come la necessità di doveri di solidarietà all’interno dell’unione civile registrata; la necessità di garantire pari condizioni nei negozi e contratti sociali, nel campo del lavoro, dell’assistenza sanitaria, dell’abitare e dei diritti successori, oltreché naturalmente le norme relative al trattamento previdenziale e pensionistico”.

 

Non siamo abissalmente lontani da quanto è contenuto dalla proposta Sacconi, Bianconi, Chiavaroli, Mancuso (Ncd), se non per il fatto che quest’ultima (la numero 1314, intitolata “Disposizioni in materia di unioni civili”) si muove sul piano del riconoscimento di diritti individuali delle persone conviventi (dello stesso sesso o di sesso diverso), e non su quello di un nuovo diritto di coppia. Il suo obiettivo dichiarato è “raccogliere in disposizioni chiare e determinate quanto la giurisprudenza in questi anni via via ha indicato, nella direzione del riconoscimento dei diritti individuali dei conviventi e di aggiungere quanto ancora non è stato riconosciuto, in ambito lavorativo, sanitario, o nel sostegno allo stato di bisogno di uno dei conviventi da parte dell’altro. Tali diritti devono essere garantiti senza distinzione tra coppie di sesso uguale o diverso e senza entrare nella natura affettiva o meramente solidaristica delle convivenze stesse”. Dalla proposta Sacconi-Bianconi è inoltre esclusa la reversibilità della pensione, che in quanto diritto di coppia è invece contenuta in quella Fattorini-Lepri.

 

Domanda retorica: chissà che ne pensano, della proposta Fattorini-Lepri, i compagni di partito e senatori Ivan Scalfarotto e Sergio Lo Giudice. Quest’ultimo si è sposato in Norvegia con il suo compagno, che ha  poi concepito un figlio in America con un utero in affitto. Una parte agguerrita del mondo Lgbt, che chiede diritti sui figli, non si accontenterà di niente di meno.

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