Altro che Azzurri, al Mondiale è sempre Inghilterra-Argentina

Luciano Capone

Cosa sarebbe successo se la nazionale di calcio tedesca avesse esposto uno striscione con scritto “I Sudeti sono tedeschi”? O la Russia: “La Crimea è russa”? O Israele: “La Cisgiordania è ebraica”?

Cosa sarebbe successo se la nazionale di calcio tedesca avesse esposto uno striscione con scritto “I Sudeti sono tedeschi”? O la Russia: “La Crimea è russa”? O Israele: “La Cisgiordania è ebraica”? Si sarebbero sollevate proteste in tutto il mondo, la stampa indignata avrebbe chiesto alla Fifa di espellere le squadre dalla competizione, gli avversari si sarebbero rifiutati di scendere in campo per giocare contro una squadra nazionalista e guerrafondaia. E invece ciò che sarebbe intollerabile per ogni altra nazionale diventa normale quando lo fa l’Argentina con le isole Falklands/Malvinas. Sabato scorso durante l’amichevole con la Slovenia la selección allenata da Alejandro Sabella ha mostrato impettita uno striscione con su scritto “Las Malvinas son argentinas”. Non importa che ciò non sia vero, perché le Falklands (il loro nome inglese) sono da secoli britanniche e non importa che il 99,8% degli isolani abbia confermato lo scorso anno attraverso un referendum la volontà di essere sudditi di sua maestà. In ogni occasione sportiva si ripresenta lo stesso copione, quello in cui gli argentini riciclano il loro nazionalismo e la rivendicazione della sovranità sulle Falklands. Era già accaduto alle scorse Olimpiadi di Londra quando il governo della “Presidenta” Kirchner mandò in onda uno spot che dichiarava le Malvinas territorio argentino. In ogni mondiale gli argentini non pensano di andare a giocare a pallone ma di andare in guerra contro l’Inghilterra. E si ritorna a ricordare l’espulsione di Rattìn contro gli inglesi nel mondiale del ’66, i mondiali dell’86 e i quarti vinti contro l’Inghilterra grazie al Gol del siglo (quello di Maradona che mise a sedere mezza nazionale inglese ballando il tango) e la “Mano de Dios” (sempre di Diego che beffò Shilton in uscita).

 

Il problema è che dopo 30 anni la rivalità sportiva sembra aver offuscato completamente la storia, le motivazioni e le ragioni che nel 1982 portarono alla guerra delle Falklands. Non sono pochi i commentatori che sembrano simpatizzare per le rivendicazioni argentine e non ce n’è praticamente nessuno pronto ad indignarsi per ricordare che quella guerra fu voluta dal regime dei colonnelli per distogliere l’attenzione dei cittadini dal collasso economico interno. In Argentina la strategia funzionò allora sotto la dittatura e funziona ancora oggi sotto la cleptocrazia della Kirchner, ma qui in Occidente ci dovrebbero essere degli anticorpi più resistenti alla retorica peronista.

 

[**Video_box_2**]La guerra delle Falklands fu un conflitto particolare nel mondo della Guerra Fredda. Per contrapporsi alla Gran Bretagna di Margaret Thathcer, l’Unione Sovietica, Fidel Castro e la Libia di Gheddafi non esitarono ad appoggiare la sanguinaria junta militare di Leopoldo Galtieri fornendo aiuti militari ed economici all’Argentina. La realpolitik unì le peggiori dittature di destra e di sinistra contro il governo liberale della Thatcher, all’improvviso nessuno ricordava più la repressione dei sindacati, degli studenti, i desaparecidos e i vuelos de la muerte. In Italia il Pci si scagliò contro l’embargo europeo all’Argentina e dichiarò una neutralità che di fatto equiparava aggrediti e aggressori, democrazia e dittatura militare. I comunisti italiani, come i loro compagni russi e cubani, non trovavano differenze tra la Lady di Ferro e i generali, tra liberisti e torturatori. Dettagli che oggi non coglie neppure la Fifa, ancora indecisa se multare o meno la nazionale argentina. All’epoca a capo del governo inglese non c’era un Blatter, ma una donna decisa e di principio come la Thatcher, e per fortuna degli argentini quella guerra la vinsero gli inglesi: la dittatura crollò sotto il peso delle sue bugie e dei suoi crimini, Galtieri si dimise poco dopo la disfatta e l’anno successivo si tennero le elezioni democratiche. Gli argentini farebbero meglio a dimenticare le Falklands e ricordare perché si arrivò a quella guerra. E magari, dopo un’attenta riflessione, si renderebbero conto che la nazionale al prossimo mondiale dovrebbe portare uno striscione di ringraziamento a Margaret Thatcher, la nemica che con la sua pervicacia tolse definitivamente alle pretese degli argentini le Malvinas ma regalò loro la democrazia.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali