Baricco voleva essere Kate Moss

Finalmente un uomo, non stilista e non fotografo, che parla di Kate Moss con la appassionata serietà che si deve a un colpo di vento. A un colpo di genio. A uno strappo, come lo chiama Alessandro Baricco nella sua teoria dei movimenti umani. Il momento bellissimo in cui l’essere umano si muove in modo brusco, illogico, invece di dondolare elegantemente e lentamente verso il cambiamento (“quand’è che Carducci è diventato orrendo? Ma c’è stato un momento in cui D’Annunzio era bello”). Kate Moss ha cambiato tutto, e non importa se lo sapeva, se l’aveva studiato, o se semplicemente aveva le lentiggini e i denti e la magrezza e le sigarette che il mondo chiedeva in quel momento. Leggi Camurri vorrebbe essere Baricco di Edoardo Camurri
17 AGO 20
Immagine di Baricco voleva essere Kate Moss
Finalmente un uomo, non stilista e non fotografo, che parla di Kate Moss con la appassionata serietà che si deve a un colpo di vento. A un colpo di genio. A uno strappo, come lo chiama Alessandro Baricco nella sua teoria dei movimenti umani. Il momento bellissimo in cui l’essere umano si muove in modo brusco, illogico, invece di dondolare elegantemente e lentamente verso il cambiamento (“quand’è che Carducci è diventato orrendo? Ma c’è stato un momento in cui D’Annunzio era bello”). Kate Moss ha cambiato tutto, e non importa se lo sapeva, se l’aveva studiato, o se semplicemente aveva le lentiggini e i denti e la magrezza e le sigarette che il mondo chiedeva in quel momento: il corpo giusto, l’aria guasta, il sobborgo di Londra che fa diventare Parigi un buco di posto. Succede spesso, non è un miracolo: anche Brigitte Bardot fece invecchiare di colpo tutte le altre, che un mese prima erano bellissime e un mese dopo erano imbalsamate, bambole di cera inadatte a ballare a piedi nudi e a riempire i sogni di uomini e donne, da Saint-Tropez all’ultimo bar del forlivese, come ha detto l’altra sera Baricco parlando dell’effetto Kate. Lei, secondo lui, ha fatto quello che fece Dick Fosbury: primo uomo a fare il salto in alto di schiena, mentre era assodato da sempre, era logico per tutti, era giusto saltare ventrali, guardando negli occhi l’ostacolo per superarlo, infilando prima una gamba e poi l’altra, e pregando il cielo di non toccare l’asta. Fosbury invece, nel 1968, alle Olimpiadi, saltò di schiena, perché gli veniva naturale, come a Kate Moss sedicenne venivano naturali le smorfie alla macchina fotografica invece degli sguardi perfetti e lucidati di Claudia Schiffer (povera Claudia, diventò dinosauro in un’estate, senza mai più poter essere giovane, e con quella prova storica terribile che a Baricco è sfuggita, essendo pur sempre un uomo, anche se con ossessioni: la foto che le ritrae insieme a Cannes, Claudia e Kate, nel 1998. Kate era Kate, una dèa, Claudia una pastorella vestita a festa – di pizzo nero, per di più. Claudia si sforzava di sorridere, con troppi denti e la biancheria color carne che si intravedeva sotto il pizzo, Kate stava lì e si lasciava guardare, senza reggiseno: il dinosauro e la ragazza).
Lo strappo è il momento in cui si spalanca un mondo nuovo, in cui tutti accorrono, ha spiegato Baricco: il salto dorsale, Kate Moss, Maria Callas che canta “Amami Alfredo, amami quanto io t’amo, addio” ed è meno intonata della Tebaldi, meno elegante ma tridimensionale, vicina, sorpresa dalla scoperta di un si bemolle a cui si aggrappa con tutta la voce. “Lasciate perdere la cultura, non dovete essere troppo intelligenti per sentire lo strappo”: è una delle cose belle che Baricco ha consegnato a chi stava lì ad ascoltare la Callas, a guardare Kate in mutande, a chiedersi se lui, Baricco, avrebbe voluto essere Kate Moss, lo strappo, o si senta più Renata Tebaldi, elegante, divina, che quel si bemolle lo conosceva da tutta una vita. O forse lui è come i lettori giusti di The Face, il giornale cool che per primo, nel 1990, pubblicò le foto di Kate Moss che cambiarono il nostro gusto estetico. O tutte e tre le cose insieme.
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