Ilda, la criminalità e la società civile

Redazione

Il procuratore aggiunto di Milano con delega sulla Direzione distrettuale antimafia, Ilda Boccassini, ha definito l’arresto dell’assessore regionale in odore di ’ndrangheta Domenico Zambetti un fatto “devastante per i principi della democrazia”. Frase forse un po’ a effetto, con leggera sopravvalutazione delle virtù taumaturgiche della democrazia, ma di evidenza sommaria difficile da confutare.

Leggi La democrazia è un regime corrotto

    Il procuratore aggiunto di Milano con delega sulla Direzione distrettuale antimafia, Ilda Boccassini, ha definito l’arresto dell’assessore regionale in odore di ’ndrangheta Domenico Zambetti un fatto “devastante per i principi della democrazia”. Frase forse un po’ a effetto, con leggera sopravvalutazione delle virtù taumaturgiche della democrazia, ma di evidenza sommaria difficile da confutare. Anche perché Ilda Boccassini è un magistrato di ormai vastissima esperienza in materia di criminalità organizzata, e negli ultimi anni la procura milanese ha condotto inchieste notevoli contro la mafia calabrese. Boccassini, poi, ha una visione realistica, se non disincantata, dei problemi. Nel 2010 aveva appena rinviato a giudizio immediato quasi duecento persone arrestate nel corso della più estesa operazione contro la ’ndrangheta mai effettuata in Lombardia, quando prese la palla al balzo e la ributtò nel prato fiorito della società civile e dell’economia: “A Milano gli imprenditori non denunciano di essere vittime di episodi di estorsione e usura, è un dato sintomatico di cui dobbiamo prendere atto”, disse: “Non abbiamo davanti alla porta persone che chiedono di parlare con noi”. Eppure, che il tasso di infiltrazione ’ndranghetista in Lombardia sia ben oltre i livelli di guardia è noto. A scorrere l’elenco dei comuni coinvolti in processi che vi hanno a che fare c’è da rabbrividire. Due anni fa il Consiglio comunale di Desio finì gambe all’aria in seguito a un’indagine. Secondo la Dia, su un totale di 136 ’ndrine famigliari, 20 si trovano nella provincia di Milano, con una “progressiva e costante evoluzione”.

    Per contrastare tutto questo occorrono magistrati competenti e indagini serie. Milano ha dimostrato di farle. Ma serve anche altro, e Boccassini ha ragione a dirlo. Infilarsi i panni dell’indignazione contro la politica e mostrarsi stupefatti, come fa oggi la società civile lombarda, è comodo e riduttivo. Boccassini non ha fatto sconti neanche al politico locale leghista che s’è vantato di aver rifiutato voti sospetti, ma non denunciò l’episodio. Non esiste, tantomeno in un territorio così infitrato, una società civile superiore. Al massimo ha gli occhi chiusi. Più che criminalizzare la democrazia perché ormai infiltra la criminalità (come ha detto Grillo in Sicilia), bisognerebbe dire che oltre agli strumenti investigativi serve un colpo d’ala della società che in Lombardia al momento non c’è.

    Leggi La democrazia è un regime corrotto