Papello alla coreana

Redazione

Il premier giapponese ha sbagliato destinatario della lettera. Il premier sudcoreano Lee Myung-bak, infatti, non ha visitato Takeshima, ma Dokdo, che è territorio coreano”. E’ la brevissima replica della Casa blu di Seul alla lettera con cui il premier giapponese, Yoshihiko Noda, protestava per la visita ufficiale del suo omologo sudcoreano nelle isole contese. Chiamate Takeshima dal Giappone e Dokdo dalla Corea del sud, trattasi dei medesimi 180 metri quadrati di superficie situati in quel mare che in Giappone chiamano mar del Giappone e in Corea mare di Corea.

Il premier giapponese ha sbagliato destinatario della lettera. Il premier sudcoreano Lee Myung-bak, infatti, non ha visitato Takeshima, ma Dokdo, che è territorio coreano”. E’ la brevissima replica della Casa blu di Seul alla lettera con cui il premier giapponese, Yoshihiko Noda, protestava per la visita ufficiale del suo omologo sudcoreano nelle isole contese. Chiamate Takeshima dal Giappone e Dokdo dalla Corea del sud, trattasi dei medesimi 180 metri quadrati di superficie situati in quel mare che in Giappone chiamano mar del Giappone e in Corea mare di Corea. Dopo la visita di Lee alle isole, Tokyo ha richiamato per protesta il suo ambasciatore per una decina di giorni. Ma Seul non molla. La lettera di Noda è stata rispedita al mittente per vizio di forma. E ieri un funzionario dell’ambasciata della Corea a Tokyo ha preso il papello e ha tentato di riportarlo direttamente al ministero degli Esteri giapponese, ma non è stato fatto entrare nell’edificio, ufficialmente perché “non aveva nessun appuntamento”.

Dietro il formalismo di Seul e le proteste di Tokyo c’è una guerra diplomatica tra i due potenti paesi asiatici che non era mai arrivata a tanto negli ultimi vent’anni. Giappone e Corea si beccano come canarini, e il pericolo è che possa saltare l’accordo di libero scambio al quale stavano arrivando faticosamente. La lettera di Noda contro il premier sudcoreano è arrivata subito dopo le dichiarazioni di Lee, che criticava l’imperatore Akihito, colpevole di non essersi ancora scusato ufficialmente per le vittime dell’occupazione giapponese della Corea del sud, terminata alla fine della Seconda guerra mondiale. Poi c’è la questione delle “donne di conforto”: secondo la Corea del sud molte donne durante il periodo imperiale venivano schiavizzate sessualmente dai militari giapponesi. Il sindaco di Osaka, Toru Hashimoto, ha detto ieri che “non c’è nessuna prova che le sudcoreane si prostituissero contro la propria volontà”. Con il Giappone che ha annunciato elezioni anticipate a novembre e le presidenziali di Seul programmate per dicembre, il sospetto è che il rigurgito nazionalista dei due paesi sia semplicemente l’inizio della campagna elettorale e non l’espressione ben più nobile del sano patriottismo asiatico.