Le invenzioni mondiali di questo Maradona che continua a farci godere

Lanfranco Pace

E' lo choc del giorno. Tra l'Argentina pretendente al titolo, che ha Messi e quella maschia grinta, che lì chiamano “garra”. E la sorprendente Corea del sud che conta su un portiere, otto che corrono prima di pensare e due Park di scuola europea, Ji Sung del Manchester United e Chu Young del Monaco che si beve cento metri in undici netti e in patria è una star.

    GRUPPO B: Argentina-Corea del sud: 4-1. Arbitro: De Bleeckere (Bel). Reti: 16' pt autorete di Park Chu Young, 33' pt Higuaín, 45' pt Lee Chung Yong, 32' st Higuaín, 78' st Higuaín

    E' lo choc del giorno. Tra l'Argentina pretendente al titolo, che ha Messi e quella maschia grinta, che lì chiamano “garra”. E la sorprendente Corea del sud che conta su un portiere, otto che corrono prima di pensare e due Park di scuola europea, Ji Sung del Manchester United e Chu Young del Monaco che si beve cento metri in undici netti e in patria è una star. Sono entrambe a tre punti, la Corea però è prima per aver segnato un gol in più nel match precedente:  chi vince va a sei punti e fa un decisivo passo avanti verso gli ottavi. C'è maretta in casa della Selection. Per evitare l'accumulo delle polemiche, la Fifa ha deciso di stilare step by step una relazione sul comportamento arbitrale: al termine delle sedici gare della prima giornata, la maglia nera è dell'arbitro di Argentina-Nigeria che non ha visto Samuel svellere dal suolo un difensore africano e liberare lo specchio della porta a Heinze che ha potuto assestare indisturbato il colpo di testa vincente. Ci sono state anche critiche per il gioco. Maradona ha risposto come solo lui sa fare: Pelé? E' da museo e farebbe bene a tornarci. Platini? Dice solo scemenze, d'altronde è francese, i francesi li conosciamo tutti, la loro presunzione. Huh Jung-Moo, l'allenatore della Corea del sud che si è detto pronto ad aspettare l'Argentina a testa bassa? Ai Mondiali del 1986 per Argentina-Corea del sud anche lui era in campo, picchiava come un fabbro ma vincemmo noi. Il paragone con il “Mundial del Diego Armmandooo Maradonaaaaaaa” come cantano i telecronisti sudamericani è un buon auspicio e una promessa di sfracelli. Il primo tempo però è la sagra del liscio: Tévez si danna a recuperare palle in ogni dove, dalla sua ostinazione nasce un calcio di punizione, Messi batte una palla che sembra innocua ma colpisce lo stinco del Park del Monaco e s'infila. Un quarto d'ora dopo, nuovo calcio di punizione di Messi, al centro Burdisso, subentrato a Samuel, ne viene fuori un pallonetto che scavalca la difesa in bambola e Higuaín mette nell'angolo basso alla sinistra del portiere. E due. Sembra fatta. Ma all'ultimo minuto l'insipiente De Michelis cicca nel bel mezzo dell'area, il folletto Lee Chung lo brucia sul tempo, buca il portiere e riapre la partita. Nella ripresa la Corea per due volte manca clamorosamente il pareggio, poi al 32' Messi si ricorda chi è, sgroppa sulla sinistra, protegge la palla dagli avversari, calcia con potenza, il portiere ribatte come può, il Pallone d'oro riprende e tira una seconda volta, colpendo il palo, la palla arriva dalle parti Higuaín, che mette dentro. Un minuto dopo, Messi lancia il sostituto di Tévez, Aguero, detto il “genero” inteso come marito della figlia di Maradona, che al volo rimette dalla parte opposta per Higuaín che segna la quarta. Maradona è felice come un bambino, ma la sua Argentina, fortissima in attacco, è svampita in difesa. Messi che cerca disperatamente un gol che non arriva avrebbe di che da rosicare, lui, il diamante del Barcellona che spinge proprio Higuaín il blanco madridista in testa alla classifica dei cannonieri. Ma Messi è un bravo figliolo, non si arroga, non presume come fanno certi nostri campioni che un tempo furono grandi.

    GRUPPO B: Grecia-Nigeria: 2-1. Arbitro: Ruiz (Col). Reti: 16' pt Uche, 44' pt Salpingidis, 26' st Torosidis


    Dio se è eccitante, se esalta la battaglia per vivere e non morire. I fermi al palo ci hanno messo l'anima. La Nigeria anche un po' di follia. Passa in vantaggio al 16', calcio di punizione di Uche, uno di quei tiri fatti così da lontano che la prendo io, la prendi tu, l'occhio comincia a fare acqua, il cervello si ingolfa e la sciagurata rotola lemme lemme in porta. Qualche minuto dopo, al 33', si ritrovano in dieci, Kaita entra su Torosidis come il Macellaio sulla Parietti. Al 44' la Grecia pareggia. Per la prima metà del secondo tempo, i cambiamenti di fronte si susseguono a ritmo incalzante, come recita il calcese. La Nigeria potrebbe passare in vantaggio, lo diceva il grande Nils Liedolhm che in dieci si gioca meglio. Poi le forze scemano, e sono gli errori che contano. Quello del portiere Enyeama è decisivo: al 26' para ma non trattiene un rasoterra di Tziolis, Torosidis è il più rapido a riprendere la respinta e a segnare. La Grecia che ottiene la prima vittoria a un campionato del mondo, non vuole fermarsi e guarda tra le varie combinazioni dei prossimi risultati quelle che potrebbero farle passare il turno. La Nigeria, ombra dello squadrone che fu e fra le africane quella che è arrivata al Mondiale nel peggior stato di forma, ha ormai un piede, quasi due, fuori la porta.

    • Lanfranco Pace
    • Giornalista da tempo e per caso, crede che gli animali abbiano un'anima. Per proteggere i suoi, potrebbe anche chiedere un'ordinanza restrittiva contro Camillo Langone.