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Il tabù di Renzi

Quando alla fine del mese Matteo Renzi arriverà sulla panchina della stazione Leopolda – dopo essere passato per il suo Lingotto di Bari, dopo avere acceso i motori della sua campagna elettorale, dopo aver sparpagliato qua e là alcuni semi utili a far germogliare la momentanea pax democratica del Pd – ci saranno naturalmente molte questioni da sviscerare, molti punti da toccare e molte rottamazioni da realizzare; ma tra le tante cose che verranno messe al centro della corsa per conquistare il Pd ci sarà un tema che forse più degli altri il Rottamatore dovrà affrontare per dimostrare di aver superato quella che potremmo semplicemente definire la sindrome Maurizio Zamparini.

10 OTT 2013

I rottamatori del Rottamatore

“Forse Renzi non se n’è ancora accorto, ma a Palazzo Chigi, da mercoledì, è stata accesa una graticola. Su quella graticola ci sono due politici. Il primo si chiama Berlusconi. Il secondo Renzi”. Sono le diciotto e trenta, è giovedì pomeriggio ed Enzo Amendola, giovane parlamentare del Pd, dalemiano di ferro ma con simpatia renziana, si ferma un attimo a chiacchierare con il cronista offrendo uno spunto di riflessione utile a individuare una questione rimasta sottotraccia nelle ore successive al “capolavoro” realizzato da Letta e Alfano. La questione riguarda uno dei punti presenti nel contratto stipulato martedì dal sindaco di Firenze e dal presidente del Consiglio.

04 OTT 2013

L’altra fiducia

Cosa c’è dietro il patto tra Renzi e Letta

Le consultazioni pianificate ieri da Enrico Letta avevano due obiettivi che all’ora in cui questo giornale va in stampa risultano essere realizzati: la conferma della potenziale scissione del Pdl/Forza Italia e la conferma che il Pd non ostacolerà il tentativo di dar vita a un governo formato con il fronte ribelle del centrodestra. Ieri sera i calcoli di Letta facevano segnare sul pallottoliere una cifra vicina ai 24 senatori pronti a offrire la fiducia al presidente del Consiglio. Ma a sentire i lettiani la notizia del giorno, più che la fiducia promessa da Alfano al governo, è quella arrivata a ora di pranzo, durante l’ora e mezza di colloquio tra l’ex vicesegretario del Pd (Letta) e il segretario in pectore del Pd (Renzi).

02 OTT 2013

Claudio Cerasa

01 OTT 2013

Votare, perché no?

Non succede. Ma se succede, che cosa succede? Ieri pomeriggio, mentre Enrico Letta osservava da New York l’evolversi della bisticciata furiosa tra il Pdl e il Quirinale, la Borsa italiana ha fatto registrare la peggiore prestazione a livello europeo, lo spread è tornato a toccare i 250 punti base, i titoli bancari sono crollati a Piazza Affari e lo scenario di una possibile crisi di governo ha ovviamente allarmato gli investitori. L’instabilità del governo, come ricordato in questi giorni dal presidente del Consiglio, è proporzionale alla sfiducia rivolta dai mercati verso il nostro paese, e su questo non ci piove.

27 SET 2013

Telecom, Alitalia e le responsabilità culturali dei populismi di sinistra

Nel tentativo matto e disperato di puntare il mirino su un preciso colpevole sul quale scaricare facilmente la responsabilità della svendita di due campioni nazionali come Telecom e Alitalia – colpa del governo Letta? colpa del governo Prodi? colpa del governo Berlusconi? – molti protagonisti del dibattito politico hanno dimenticato di ricordare un piccolo particolare. Un particolare relativo al vero tema centrale dell’imminente acquisizione da parte di società straniere (Telefonica e Air France) della più importante società di telecomunicazioni italiana e del più importante vettore aereo del nostro paese. Bertone Telefonica s’è presa Telco all’insaputa di Bernabè. Evitabile? La Telecom portoghese inse gna

26 SET 2013

Letta, Renzi e la vera resa dei conti

L’immagine migliore per rendere visibile la distanza che esiste oggi tra il governo di Enrico Letta e il Pd di Matteo Renzi è un piccolo pezzo di carta che gira da giorni tra i parlamentari vicini al sindaco di Firenze. Il pezzo di carta contiene alcuni calcoli che mettono insieme venti miliardi di euro. E secondo i renziani quei venti miliardi potrebbero trasformarsi nel detonatore di una futura crisi di governo. Venti miliardi, già. Venti miliardi come le coperture che in questo momento mancherebbero a Palazzo Chigi per risolvere una questione destinata a diventare il passaggio chiave che le larghe intese dovranno superare per andare avanti e non perdere l’equilibrio: la legge di stabilità.

25 SET 2013

La sinistra e la sua camicia di forza

Olaf Cramme è un formidabile politologo inglese che ha scritto su uno dei think tank più cool, come direbbe Renzi, della Gran Bretagna un saggio che ogni leader di sinistra dovrebbe leggere per capire qualcosa rispetto ai flop elettorali passati (il Pd) e probabilmente futuri (l’Spd) dei principali partiti della famiglia dei progressisti europei. La tesi di Cramme, direttore di Policy Network (centro studi di Peter Mandelson, vecchio e indimenticabile guru della terza via blairiana), è che il vero errore commesso della gauche negli ultimi anni è quello di aver scelto come proprio collante politico un tema che nel tempo si è trasformato in un clamoroso boomerang: l’anti rigorismo.

18 SET 2013

Effetto “Renzbollah”

L’effetto “Renzbollah” – inteso come l’incontrollabile pulsione che periodicamente porta Matteo Renzi a diventare, agli occhi del presidente del Consiglio Enrico Letta, un pericoloso integralista pronto a far saltare da un momento all’altro i fragilissimi equilibri che sostengono le larghe intese – ieri pomeriggio è stato nuovamente avvertito a Palazzo Chigi. Pochi minuti prima delle sedici, quando il sindaco di Firenze, tre giorni dopo aver promesso di non voler riservare più nessun attacco all’amico Enrico, ha rimproverato al governo guidato dall’amico Enrico di essersi fatto superare anche dalla Spagna in termini di politiche riformiste serie e radicali.

18 SET 2013

Salvati il soldato Pd

Provateci voi a non perdere le coordinate. Provateci voi a essere da una vita di sinistra e accettare di essere alleati con il vostro avversario storico. Provateci voi a essere da una vita comunisti e ad avere un vostro premier democristiano e un futuro candidato premier che vuole rottamare i comunisti. Provateci voi a dire per una vita che la sinistra vera è quella che mette insieme un po’ Zapatero, un po’ Obama e un po’ Hollande e ad accettare poi il fatto che oggi di Zapatero si ricordano solo i suoi occhi, di Obama si ricordano soprattutto i suoi droni e di Hollande si ricordano soprattutto le sue formidabili svolte al centro. Provateci voi a dire per una vita che la sinistra vera è quella che avrebbe presto conquistato l’Europa liberando noi tutti dalla cattiva signora Merkel e accettare il fatto che la signora Merkel sta per rivincere le elezioni e che il candidato della sinistra tedesca probabilmente verrà ricordato solo per il suo dito medio.

14 SET 2013
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