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La direzione quasi perfetta di Rizzoli e quel ciuffo in mondovisione

Horacio Elizondo, uno che per caso si vide assegnata la finale dei Mondiali del 2006, tuonava ieri dai pulpiti delle tv argentine che la colpa della sconfitta dell'Albiceleste è tutta di Rizzoli, colpevole di non aver visto un "chiaro rigore" su Higuain. Detto dal fischietto che si perse la testata di Zidane a Materazzi, fa un po' sorridere.

14 Luglio 2014 alle 10:53

La direzione quasi perfetta di Rizzoli e quel ciuffo in mondovisione

Horacio Elizondo, uno che per caso si vide assegnata la finale dei mondiali del 2006 – talmente miracolato che dopo quella coppa del mondo si ritirò per "mancanza di stimoli" – tuonava ieri dai pulpiti delle tv argentine che la colpa della sconfitta dell'Albiceleste è tutta di Rizzoli, colpevole di non aver visto un "chiaro rigore" su Higuain. Detto dal fischietto che si perse la testata di Zidane a Materazzi, fa un po' sorridere. E comunque, non si capisce di quale rigore parli: l'uscita di Neuer sull'attaccante del Napoli? Beh, sì, quello è stato l'unico vero errore di Rizzoli, che ha fischiato un calcio di punizione a favore dei tedeschi quando sarebbe stato preferibile limitarsi a segnalare una rimessa laterale per gli argentini. Il fallo non c'è, e non solo perché il portiere era ben dentro l'area di rigore, ma soprattutto in quanto il portierone del Bayern colpisce chiaramente il pallone prima di precipitare rovinosamente su Higuain. Sistemato Elizondo e i piagnistei degli sconfitti, qualche osservazione sulla prestazione del terzetto italiano. Rizzoli ha preferito, come suo solito, impostare tutto sul dialogo e i sermoni in mezzo al campo. Sempre vicino all'azione, ha spento sul nascere ogni scintilla che avrebbe potuto deflagrare.

 

Evidentemente il nostro arbitro ricordava quanto accaduto nel 1990, stessa finale, ma arbitro il mediocre Edgardo Codesal (poi radiato dalla sua stessa federazione), che tra cartellini rossi sventolati con platealità da musa teatrale e rigori inesistenti, passò alla storia come uno dei peggiori direttori di gara impiegati in una finale mondiale (prima del tanto osannato Howard Webb). Certo, qualche errore Rizzoli l'ha commesso: in particolare, ha risparmiato dal secondo giallo Mascherano e, soprattutto, Aguero, reo d'aver colpito con un pugno (parso comunque non così violento e volontario) Schweinsteiger. Va detto, però, che in un Mondiale dove la tolleranza si è tramutata in stupro del regolamento, la conta sui mancati cartellini lascia il tempo che trova. Quel che conta, a dispetto di sconfitti, soloni e professorini invidiosi che al Maracanà avrebbero voluto esserci per aggiustarsi in mondovisione il ciuffo, è la performance complessiva. E questa è stata molto buona.

 

Assistenti mostri di bravura
Nota di merito per i due assistenti, Renato Faverani e Andrea Stefani, giunti a fine corsa (a dicembre saranno depennati dalle liste internazionali per raggiunti limiti d'età): semplicemente mostruosi. Non hanno sbagliato niente, sempre concentrati e allineati per cogliere anche il più impercettibile fuorigioco. Se Rizzoli è andato in finale, è anche (se non soprattutto) per merito loro.

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