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Quel brivido di vissuto che si ha leggendo Liana Milella
Leggerla assatanata nel 2026 com’era da ragazza, quando si sentiva sposa di Davigo, amante di Di Pietro, sorella di Caselli e cugina di Zagrebelskj, è cosa che sa regalare quel niente di reattivo
Regala un brivido di vissuto leggere la signora Liana Milella, giornalista forcaiola a Panorama allorché (in genere il martedì sera) quel giornale mandava le bozze alla Procura di Milano per il nulla osta; è la stessa professionista assunta poi a Repubblica nei tempi beati in cui, quello del Fondatore, era il quotidiano capofila delle gogne; ora, inevitabilmente è finita al Fatto, il club dove si rifugiano povere forcaiole e poveri forcaioli anziani, come me, però sempre saturi tanto di tossine quanto di noia dell’anima. Ecco: leggere nonna Milella assatanata nel 2026 come da ragazza, quando si sentiva sposa di Davigo, amante di Di Pietro, sorella di Caselli e cugina di Zagrebelsky, è cosa che sa regalare quel niente di reattivo. Ha compilato giusto ieri una sua lista di infami favorevoli al Sì nel referendum. Predicozzo plebeo, si potrebbe insinuare, perciò stesso imperante da trent’anni: Mani Pulite eroica, Craxi il porco, Borrelli cavaliere, politici schifosi e Il socialista Moroni, suicida, che se l’era cercata. Possedendo qualche audacia, andate a leggervi da soli tutta la lista. Da stremarsi, dirà qualcuno, e tuttavia vigorosa. Ricordate Winston Churchill dopo la battaglia d’Inghilterra: “Mai, nella storia degli umani conflitti, in così tanti dovettero tanto a tanto pochi”? Ecco. Mai, nella storia dei conflitti dozzinali, in così tanti dovremo tanta nausea a tanto poca.