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Giacomo Leopardi e i pacifisti moderni
Il poeta predicava la forza della prepotenza, ma non poteva immaginare la nascita di piccoli ipocriti del Novecento, capaci di svolgere, per cinquant’anni, il ruolo di altruisti un tanto al chilo, salvo arruolarsi poi nel grottesco battaglione dei mozzorecchi
“Non si vive al mondo che di prepotenza. Se tu non vuoi o non sai adoprarla, gli altri l’adopreranno su di te. Siate dunque prepotenti. E così dico dell’impostura”. Sappiano allora i pacifinti avari, così come le colombe più generose di sé, che la suddetta farina è del sacco di Giacomo Leopardi. Al quale, purtroppo, è scivolata troppo in fretta di mano la questione dell’impostura. Una piaga forse peggiore della prepotenza. E più infida. Poteva andarci giù più peso. Pur se una scusante l’aveva. Nemmeno un gigante del suo stampo avrebbe potuto prevedere la nascita di piccoli ipocriti del Novecento capaci di svolgere, per cinquant’anni, il ruolo di altruisti un tanto al chilo, salvo arruolarsi poi nel grottesco battaglione dei mozzorecchi. E certo che sto parlando di Gad.
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