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Trollellero

A difendere il nostro capo dello Stato c’è pure l’Armata Mattarella dei polacchi

11 Agosto 2018 alle 06:00

Trollellero

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. I nostri James Bond dell’Agenzia di sicurezza non vengono a capo del mistero dei misteri – il gruppo di troll che fanno marameo a Sergio Matterella su Twitter – ed ecco che dalla creme del giornalismo autorevole, il fior fiore delle prime firme, nasce l’invincibile gruppo degli acchiappa troll. Tutti primi al traguardo del cuore del presidente della Repubblica.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Nottetempo giunge al Quirinale il primo degli invincibili eroi. Eccolo: frangetta da suora laica, impermeabile bianco da passeggiatore di viali, mascella semovente, chi sarà? Un indizio può aiutare i nostri lettori: scende da un taxi ma non è il premier Giuseppe Conte, la vettura – oltretutto – non è un 3570 dell’Urbe, e il nostro cacciatore giunto dalla lontana Crema paga con un buono-corsa controfirmato da Urbano Cairo.

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Chi è? Ma è lui, ceeeertooo che è lui: è Joe Servegnini, il direttore di Bau-7-tè, il settimanale di via Solferino, strenuo cacciatore di troll, orchi e odiatori nel web. Si presenta al cospetto del capoposto di guardia al Quirinale, si mette sugli attenti, porta alla fronte la mano a taglio in segno di saluto e in luogo di una parola d’ordine (ops, di una password) mostra al Corazziere i diti di riconoscimento con lo smalto rosso.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Ebbene sì, tutti i cacciatori di troll si sono dati questo distintivo: lo smalto sulle unghia in omaggio alla naufraga Josepha e in avversione a Francesca Totolo, la giornalista cattivista anti-ong seminatrice di very-news, ancora più pericolosa delle fakenews che minano la serenità istituzionale della nazione.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Joe viene fatto entrare nella piazza d’armi del Quirinale, prende possesso dell’esatto centro e da lì, mani ai fianchi, esorta i suoi fidi. “Nessuno si osi di toccare il nostro presidente”, strilla Joe e il suo grido, il cui eco rimbomba nei cortili, smuove nel sonno il sopracciglio di Mattarella, accudito – nascosto dietro tra la colonnetta porta pitale e l’inginocchiatoio – da un altro valoroso eroe del new journalism.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Chi è, chi sarà? Ma è lui, ceeeertooo che è lui: è Gianni & Riotto detto Johnny, giunto uora uora da Detroit, anche lui smaltato di rosso, e prontamente allocato negli appartamenti privati del Capo dello Stato al fine di fargli fare una serena nanna allontanando troll, contestatori, mestatori, guastatori e ciclomotori.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Il presidente purtroppo soffre gli incubi. Dorme, ma gli spunta in sogno Paolo Savona. Russa un pochino e gli arriva il pensiero di Marcello Foa. Dorme infine il sonno del giusto e Johnny allora, per rincuorarlo e farlo riposare ancora più dolcemente, gli sussurra una canzone popolare – appresa nel suo apprendistato a Raffadali, con gli amici di Detroit – in forma di ninna nanna: “Avevo un asinello, grazioso assai assai…”.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. A un certo punto c’è il momento del bisognino ma Johnny sa il fatto suo. Nottetempo agiscono i troll, diffondono i #mattarelladimettiti ed è qui che il magnifico cacciatore di fakenews si attiva: controlla che non ci sia un evaso di notte in giro e scopre sulla colonnina una teiera sospetta.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. Ebbene sì: una matrioska camuffata in cui, tra i simulacri degli inquilini, degni predecessori – Oscar Luigi Scalfaro su tutti ma, soprattutto, Vittorio Emanuele III – c’è un microprocessore collegato direttamente all’ufficio di Vladimir Putin che vuole controllare ogni passo di Mattarella. Tra tutti gli statisti al mondo, quello che più di ogni altri lo zar di Russia teme, è il nostro amato presidente.

 

Altro che Servizi segreti, ecco i Trollbusters. In Polonia, avamposto della Nato, è già pronta l’Armata Mattarella, in Georgia hanno tradotto tutti i discorsi di Capodanno e li mandano a memoria. “Sergioski” è il nome in codice utilizzato dalle nazioni baltiche quando si passano informazioni riservate.

 

Altro che Servizi swgreti, ecco i Trollbusters. L’ultima, coraggiosamente custodita da Johnny, è una nota su “sarde a beccaficoskij” su cui né i Corazzieri, e neppure gli agenti dei Servizi hanno dimostrato professionalità provocando una fuga di notizie sensibili quali calcagnoskij, mussoskij, cuarumoskij, stigghioloskij e forse anche cannoloskij (e tutto senza bicarbonatovskij).

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