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Si salvi chi può

Tutta la stampa mobilitata contro la censura. Bepy cotona la frangia, Riotto parla alla radio freedom

14 Febbraio 2015 alle 06:27

Libertà di stampa, la morsa della censura. Minacce alla circolazione delle idee. L’Italia al 73esimo posto nel mondo. Secondo Reporter senza frontiere, l’Italia – dove tutto è intimidazione – retrocede di ben 24 posizioni. E’ il rapporto 2015, l’emergenza è democratica e nella patria di Torquato Accetto altro non resta che la dissimulazione. Chi si guardò, si salvò.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. Schiena dritta, tutti corrono ai ripari. Non si cede neppure un metro. Beppe Severgnini, da par suo, non volendo privare i lettori del Corriere della Sera della sua prosa, si cotona i pensieri mimetizzando la sua proverbiale frangetta da badessa laica facendosi la permanente e la tinta. Tutti i capelli sono ormai turchini, Bepy non è più una suorina, adesso è una fatina.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. Tutta Via Solferino si organizza per aggirare i divieti e se da un lato si obbedisce ciecamente alle direttive di Filippo Sensi, il portavoce di Matteo Renzi, giunte via tweet, dall’altro si procede spediti verso la migrazione interna. Comincia, da par suo, Paolo Mieli. Tra le righe di una serie di articoli di prossima uscita sui faraoni e le dinastie successive a Cleopatra, lo storico, nonché presidente di Rcs Libri, redige un appello alle italiane e agli italiani in cui l’anelito di libertà vibra all’unisono con le parole di Tutankhamon.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. Tutta Sala Albertini, pur nell’occhiuto controllo delle spie assoldate dal renzien régime, coraggiosamente fa proprie le parole di Mieli decrittando, non senza fatica, la chiamata al dovere. Di necessità, si fa virtù. Leggendo i capoversi da sinistra a destra a risalire il pezzo, spalmato su due pagine, e da destra a sinistra scendendo lungo le colonne si viene a capo dell’appello. Eccolo: “Chi si guardò, si salvò”.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. Anche la Repubblica, pur considerata da Matteo Renzi “la pupilla del mio occhio sinistro”, custodisce cara la missione di verità accettando di votarsi alla fatica dell’attività pubblicistica clandestina. Tutto quello che va bene al governo viene stampato nell’edizione cartacea mentre ciò che Renzi vuole conculcare trova facilità di parola su RSera, l’edizione per abbonati già giornale clandestino in piena libertà di stampa.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. Se al Corriere c’è la migrazione interna, a Repubblica, dove solida è la tradizione dei ribelli, c’è la fuga per la libertà. Federico Rampini, travestito da monaco birmano, chiede l’asilo politico al Kazakistan. Vittorio Zucconi, dagli Stati Uniti, procura documenti a chiunque chieda di ripercorrere la strada che fu dei Sacharov e dei Solgenitsin.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. L’intimidazione cammina sulle gambe dei delatori. Altro che elenco degli evasori dell’Espresso. Vito Mancuso, asserragliato in Vaticano, semina zizzania e suggerisce a Papa Francesco di sbarrare il passo a Eugenio Scalfari, giunto in visita a Santa Marta, e di redigere un documento congiunto con Lady Gaga per stigmatizzare il tentativo di delegittimazione delle conquiste renziane, quantomeno in tema di riforme e di riassetto delle banche popolari, quella dell’Etruria su tutte.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. La Stampa di Torino sotto l’occhio spietato della polizia politica. Una squadraccia di renziani, un manipolo di trentenni fiorentini addobbati con la giubba di Fonzie adorna di giglio magico, hanno fatto irruzione al Lingotto cercando di tradurre a Palazzo Chigi, in catene o in manette foderate di piume, l’uomo fino a oggi considerato un fedelissimo di Renzi, rivelatosi però nemico del #cambiaverso.

 

Libertà di stampa, la morsa della censura. Arrivano notizie di campi di prigionia per giornalisti allestiti nei cortili delle filiali della Banca popolare dell’Etruria, storie raccapriccianti che non hanno intimidito l’uomo cercato fin nei recessi del Lingotto dalla muta renziana. E’ Gianni & Riotto detto Johnny, confermatosi uomo di freedom, che nessun despota potrà mai costringere al silenzio. Da Canicattì, ogni mattina, bussa dai microfoni di Radio Johnny Libera. Una voce di speranza che diventa parola scritta nel suo blog clandestino #iampiritolyeah! Questa sì che è freedom.

 

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