Una fogliata di libri

L'urbano e il digitale

Alessandro Mantovani

La recensione del libro curato da Marianna d’Ovidio e Alessandro Gandini edito da Il Saggiatore, 216 pp., 16 euro

Forse, il primo tra i contemporanei a operare una distinzione significativa tra spazio astratto e spazio concreto è stato il geografo sociale Henry Lefebvre. Nel suo saggio La produzione dello spazio, infatti, l’autore divide gli spazi del nostro tempo in due categorie di cui la prima afferisce al mondo invisibile dei flussi di dati o di denaro; la seconda, invece, a luoghi vissuti, legati a pratiche e relazioni. Questa seconda dimensione del nostro vivere è associata – da Harvey, così come da altri studiosi – alla città. Ma come cambiano la vita e le abitudini urbane proprio in relazione a quell’altro spazio invisibile, ma costantemente operante attorno a noi? E soprattutto, che impatto ha avuto su questa relazione un evento così singolare come la pandemia?

 

Tenta di dare forma a queste incognite il gruppo di ricerca dell’Università Bicocca di Milano Streaming Culture che ha convogliato i propri risultati in un saggio edito per il Saggiatore, concentrandosi in particolar modo sul ruolo e il rapporto che spazi concreti e astratti hanno con la produzione culturale. La presenza culturale nella città è difatti da sempre imperniata attorno a luoghi quali musei, teatri, cinema, arene ecc, tutti luoghi della fisicità. Tuttavia, se da un lato la ricerca presentata nel saggio muove le mosse dal riscontro che la fruizione della cultura nel nostro quotidiano avviene sempre di più attraverso l’online (la dimensione delle piattaforme), d’altro canto si rileva anche come “⟪superare le dicotomie tra spazio fisico e online, tra comunità locali e interazioni mediate, tra lavoro in presenza e da remoto è essenziale per comprendere le traiettorie future della produzione culturale e il suo impatto sociale”⟫.

 

Niente più duplicità tra mondi, dunque, quanto piuttosto la consapevolezza dell’interdipendenza, corredata da un’indagine sulla complessità dei fenomeni e sull’articolazione delle soluzioni. Ecco perché il libro, diviso in cinque capitoli, affronta la questione partendo dai dati, chiedendosi ora quale relazione ci sia tra città e piattaforme, quale rapporto esista tra comunità fisiche e comunità online e quali soluzioni siano state adottate dalle istituzioni culturali in un periodo complesso come quello della pandemia. Il quadro che ne emerge è, come già detto, tanto un superamento del dualismo quanto un’immagine della cultura come malleabile e irriducibile dentro e fuori dal mondo reale. Per i passatisti, in sostanza, pare non ci sia molto da temere: nulla verrà smaterializzato.

 

A cura di Marianna d’Ovidio e Alessandro Gandini
L’urbano e il digitale
Il Saggiatore, 216 pp., 16 euro