Una fogliata di libri
L'asse del lupo
La recensione del libro di Sylvain Tesson edito da Piano B, 280 pp., 17 euro
"Non ce la farai a passare. Questa messa in guardia la sento incessantemente in ogni mio viaggio. La gente immagina sempre che sia molto più arduo raggiungere la tappa successiva piuttosto che essere arrivati da loro”. Viaggiare per Sylvain Tesson è prima una sfida con sé stessi e poi con gli altri. In fondo è il viaggio stesso a cercare fini interiori e spirituali anche quando è apparentemente prestazionista come sa chi ha letto i suoi precedenti sulle orme della pantera delle nevi o lungo i sentieri neri francesi sottratti all’invadenza dell’urbanizzazione e della tecnologia. Qui l’autore francese si mette in viaggio dalla Siberia all’India sui passi principalmente di Slavomir Rawicz e altri presunti evasi dal gulag. Tesson non fa mai racconti di viaggio muscolari ma esperienze dirette sul corpo e sullo spirito che risultano, nonostante le premesse, mai evenemenziali. “La malinconia è fiore che amo. Ormai è un sentimento antiquato che gli abitanti delle moderne città dell’occidente hanno barattato con l’angoscia”. Distanti dalle vie più consuete si scopre il mistero e l’anello cedevole del tempo presente.
Nel suo racconto la prateria è l’oceano e le yurte isole, i cui arcipelaghi si susseguono a intervalli regolari mentre “la steppa è quando il cielo si posa sulla terra e lascia solo un piccolo interstizio all’orizzonte”. Si alternano nel racconto visioni e contrattempi come quando è inseguito da malintenzionati e l’aspetto sportivo salva perché Tesson non si limita ad annotare o poeticizzare il suo cammino che è fatto di soste scomode come il dormire ai piedi di alimentatori elettrici o a pochi passi dai treni per Pechino. Eh già, perché dopo la steppa la Cina è vicina e Golmud e Lhasa sono “mille chilometri di rotaie sul tetto del mondo con la santa capitale del Dalai Lama come capolinea”. Per più di dieci giorni, cammina lungo un cantiere degno delle atmosfere dantesche dove osserva migliaia di operai, armati di picconi, pale e scope che descrive come “soldati di un esercito maledetto, pezzenti vestiti di stracci”. E’ il sadico ma incessante progresso del Gran Dragone, baby! E Tesson ci dice così che il viaggio della conoscenza non è solo eventi personali ma osservazioni e spirito che trasforma: “Saliamo sulle alture, perché crediamo ancora, per un tenace pregiudizio, che la vista dalla cima di una collina possa rivelarci sempre buone notizie…”. Per noi la buona notizia è che un nuovo libro di Tesson ha trovato casa in Italia.
Sylvain Tesson
L’asse del lupo
Piano B, 280 pp., 17 euro
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