Una fogliata di libri
La ragazza d'aria
La recensione del libro di Andreea Simionel, Rizzoli, 352 pp., 18 euro
Dentro, ci sono tutta”. C’è una discrepanza tra il dentro e il fuori, tra ciò che Aryna sente e ciò che mostra, tra ciò che si può dire e l’indicibile. Una ragazza spigolosa e fatta di vento, che è arrivata dalla Romania a Torino e ora, a quindici anni, ha cominciato il liceo. Una famiglia umile e dignitosa, una sorella complice e dal temperamento molto distante dal suo. Aryna eccelle a scuola, soprattutto nelle materie scientifiche. Logica, razionale. Un mondo ordinato e sotto controllo. La sua è la storia di qualcuno che non ha (ancora) scelto ma che porta i segni – anche sul proprio corpo – delle scelte altrui. Come quella di lasciare la sua terra d’origine e di trasferirsi in un altro paese, di rimodellare la propria identità, fino a vedersi storpiare persino il proprio nome. “I ricordi stanno di là, nel passato. Noi stiamo di qua. Li dobbiamo lasciare, altrimenti andiamo in giro pieni di morte”. Aryna cerca in tutti i modi di allentare la morsa che il passato – quello che è stata – ha su di lei, anche se costantemente si sente un’impostora, perché troppo povera per mostrare dove vive agli altri o perché quelle che sono le sue abitudini famigliari appaiono diverse, altre. Solo nel viso di Marco, compagno di classe dalla mente brillante, Aryna trova uno sguardo accogliente. I due si riconoscono perché sono i migliori della classe, giocano su un terreno comune (quello della brillantezza) in cui Aryna sente di poter essere alla pari. Di non pagare dazio fin dall’origine. “Le parole sono gli aghi con cui cuciamo il mondo”, quelle parole in cui Marco e Aryna si perdono, nei “massimi sistemi” – come con un po’ di scherno vengono ridotte dai loro insegnanti – su cui si confrontano per ore. Il dentro di Aryna è saldo, intatto. C’è tutto. Il fuori invece è fragile, è fatto della volontà di controllare il corpo fino allo stremo, di renderlo più simile alla ragazza che era un tempo, di poter rivivere anche solo per un attimo la spensieratezza della sua vita in Romania che non può e potrà essere più. “Il mio corpo è arrivato, finalmente. Ha percorso i chilometri che ci separavano, ha oltrepassato i confini. Siamo diventati tutt’uno”. La storia di Aryna è una vicenda che parla di identità e appartenenza, della fatica di sostare in una terra di confine – come l’adolescenza – e di cercare chi si è. Attraverso lo sguardo degli altri, i libri, gli amici e le proprie claudicanze. “Apro le braccia e corro giù per la discesa. Sono corpo che cammina, sono polmoni che si riempiono e si svuotano, sono cuore, che batte, sono muscoli in movimento”. Il dentro e il fuori, aggrappati insieme. (Gaia Montanaro)