Una fogliata di libri

Inventare la memoria: giovinezza e antifascismo

Riccardo Bravi

La recensione del libro di Elisa Donzelli, Marsilio, 240 pp., 23 euro

In Inventare la memoria: giovinezza e antifascismo Elisa Donzelli traccia una originale mappa storico-politico-letteraria della Torino a cavallo tra anni Venti e Trenta, popolata da intellettuali e scrittori che hanno forgiato all’interno delle loro opere l’idea di una città marcatamente “antifascista”. Attingendo da un vasto baricentro culturale ed esaminando filologicamente documenti e testimonianze per poter avallare le proprie ipotesi, Donzelli si sofferma nello specifico sulla vita e le opere di tre artisti torinesi – Lalla Romano, Mario Soldati, Carlo Levi – che meglio di altri hanno saputo mettere in rilievo, attraverso “un impegno estetico, se non ermetico, privo di vero contatto con la realtà e la società”, un vero e proprio antifascismo en filigrane, una sorta di resistenza al regime disseminata all’interno dei loro scritti e della loro concezione estetica.


Il racconto delle vicende legate a una storia culturale torinese, se così si potrebbe definire (quella, cioè, che ruota attorno alle lezioni di Bobbio e altri intellettuali torinesi, insieme alla storia di due personaggi che hanno dato la vita per i loro ideali di libertà e democrazia, tali Piero Gobetti e Antonio Gramsci), marcano questo saggio insieme alla ricostruzione delle vicende personali e letterarie dei vari autori, soprattutto quella di Lalla Romano che spicca per quantità di dettagli e note critiche, e non è certamente un caso se una celebre frase presa a prestito da uno dei suoi romanzi più famosi abbia ispirato il titolo del libro. Abbondanti sono infatti le pagine dedicate all’opera della scrittrice di Demonte, la quale diventa nel saggio materia incandescente su cui ruota la doppia riflessione sulla propria identità femminile e sul rigetto di appoggiare le istanze machiste del fascismo, riconoscibili per l’appunto nel racconto di “Una giovinezza inventata” (1979). Dirà ancora l’autrice che “la memoria privata di una scrittrice come Lalla Romano ha ancora molto da dire sulla storia e sulla civiltà del nostro paese”, e che il suo antifascismo è la “cura clandestina del femminile”: “cura” che, in un certo qual modo, porteranno avanti anche Soldati e Levi nelle loro opere giovanili. Per Soldati, soprattutto, sarà una concezione anticonformista del corpo a rappresentare un nuovo modello di libertà, avendo trattato il delicato tema dell’amore omosessuale “in un’epoca di perbenismo e di irreggimentazione fascista del comportamento sociale”. In questa temperie, si inserirà infine l’opera di Carlo Levi che attraverso il cinema riuscirà a mettere a fuoco il complesso rapporto dialettico tra azione e pensiero, in quei grevi anni trenta in cui qualsiasi libertà era negata.  
 

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