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Identità, radici e illusioni. Lucetta Scaraffia e una ricerca delle proprie origini
Nel suo libro "Ebrei senza saperlo" l'autrice racconta la scoperta di avere delle radici ebraiche che la propria famiglia aveva occultato, calandosi nella storia della relazione tra società occidentale ed ebraismo. Un viaggio personale
Cosa farebbe una storica cattolica se all’improvviso scoprisse di avere delle radici ebraiche che la propria famiglia, un paio di generazioni prima, aveva occultato, forse per timore, per cercare di assimilarsi a un mondo in cui gli ebrei erano guardati con occhi a dir poco malevoli? Si metterebbe a fare ricerca su quelle origini, e ci scriverebbe un libro. E’ ciò che ha fatto Lucetta Scaraffia con il suo “Ebrei senza saperlo”. La scoperta che la nonna “inglese” fosse in realtà di origine ebraica spinge Scaraffia a calarsi nella storia della relazione tra società occidentale ed ebraismo. Il viaggio personale diviene l’occasione per immergersi nella storia di questa relazione riflettendo sulla lunga storia di persecuzione nei confronti del popolo ebraico, sulla posizione della Chiesa durante la Shoah fino al nuovo terribile antisemitismo di ritorno (travestito da antisionismo), che ne dimostra la sorgente mai sopita, dopo il pogrom del 7 ottobre. Citando Vladimir Jankélévitch: “L’antisionismo è l’antisemitismo giustificato, finalmente alla portata di tutti. E’ il permesso di essere democraticamente antisemiti”. Interrogarsi sull’antisemitismo non è per Scaraffia un puro esercizio di denuncia di questo male della storia umana, ma un modo per cercare di comprenderne la sorgente. Per Scaraffia la radice dell’odio antiebraico può andare a rintracciarsi in una sorta di invidia per questo popolo che, nonostante la sua incredibile storia di diaspora, è riuscito a mantenere intatta la propria tradizione religioso-culturale. E proprio questo aspetto spinge Scaraffia a dire che scoprire questa appartenenza, per quanto remota, non è stato per lei come scoprirsi luterana o valdese, ossia non ha avuto a che fare semplicemente con una identità religiosa ma con qualcosa di più profondo: con una eredità che è rimasta intatta nei millenni, “l’unico popolo dell’antichità che esiste ancora oggi”. Una eredità sopravvissuta a tutti quei regni che si credevano eterni (dagli egizi ai babilonesi ai romani e su, nel corso dei secoli di persecuzioni, fino al breve e tragicissimo Terzo Reich che doveva durare mille anni) e che invece sono svaniti, mentre questa cultura che è anche popolo, quindi corpo, e tradizione e religione in una commistione unica e straordinaria, è ancora qui. Il popolo più perseguitato attraverso i millenni e insieme l’unico che è riuscito a resistere alla forza strutturalmente annichilente del tempo che passa e tutto uniforma.
Forse proprio per questa resistenza, per questa capacità di essere un popolo tanto giovane quanto antichissimo che è ancora tutt’uno con la propria origine, con la nostra origine, in molti hanno tentato di fare violentemente ciò che il tempo è stato incapace di fare con il suo instancabile logorio. Eppure è proprio in questa reale straordinarietà che risiede anche il pericolo di guardare agli ebrei come “un’eccezione” da usare potenzialmente, in base alle ricorsive follie della storia, come capro espiatorio. Ecco, quindi, il bisogno e la necessità di “normalizzare” ogni idea di eccezionalità ebraica: come questa eccezionalità può essere oggi celebrata, domani potrebbe essergli rivolta contro.
Su un ultimo aspetto, nella ricerca delle proprie radici ebraiche cancellate, Scaraffia pone l’accento. Ossia sul fatto che l’identità potrebbe essere qualcosa che non possiamo scegliere, ma che riceviamo in eredità. E’ possibile rifiutare un’identità che ci viene da un retaggio culturale e spirituale? O quell’identità comunque in qualche modo ci seguirà? Cosa siamo se non anche quella identità che non possiamo sceglierci per intero ma che, anche nel rifiuto, è pur sempre parte di noi? L’idea che l’identità possa essere una pura autoaffermazione di sé, indipendentemente dal luogo storico-culturale da cui si proviene, appare un po’ come un’illusione anche ai più ardenti amanti della libertà individuale.
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