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lettere da un insostenibile silenzio - una fogliata di libri

La purezza delle cose che ti inquieta

Marina Corradi

Dopo il temporale ecco che spunta dalla nebbia la saguma puntuta del Monviso e ora il sole sclada in una luce nuova. Un incanto che spaventa: una semplicità della natura che interroga l'anima, spingendoci verso il rassicurante caos fatto di cemento e diesel della città

Per tutta la domenica ha piovuto da un cielo così plumbeo, come se il sole non dovesse tornare mai. Per tutta la notte poi la pioggia sulle colline del Monferrato ha scrosciato contro le imposte chiuse – come non dovesse finire mai. Mi ha svegliato, prima dell’alba, il silenzio. Nel cielo limpido un vapore azzurrino si leva dal fondo valle, offuscando i borghi e le vigne nude. Ma a Ovest emerge dalla nebbia la sagoma puntuta del Monviso, rosea nei primi raggi del sole. Dentro a quel vapore, sembra irreale: è il castello del re in un libro per bambini. Resto zitta, a guardare. Verso nord ovest ora si disegna, netta, la catena delle Alpi, candida della neve della notte. Il Rosa, imponente. Non avevo mai visto le montagne tanto vicine come in questa mattina, dopo una tempesta.

Scalda adesso il sole, in una luce nuova. Ricognizione in giardino: la forsizia ha già le gemme pronte a esplodere di oro. Sulle rose, germogli. Nel prato margherite e, rare, le prime viole. I nidi sugli alberi sono vuoti, ma un grande stormo passa, torna indietro, ritorna ancora: è già ora o no, sembrano chiedersi i rondoni. Da una siepe schizza una lepre e scompare. Sulla terra di zolle nuda, qui e là si affaccia una tenera erba chiara.

Ma quel silenzio, all’alba, e il Monviso come una apparizione. Dalla stalla poco lontana il muggito delle mucche, dal paese il tocco della prima campana. A 120 chilometri da Milano, un altro pianeta. Sul sentiero fradicio, orme di cinghiali. E l’aria? Che odore ha l’aria, di erba e terra, e acqua buona.

Perché non vivere qui? Wifi, streaming, si potrebbe in fondo. Si potrebbe: alle quattro però qualcosa ti costringe a caricare l’auto e a partire. E’ la purezza delle cose che ti inquieta, materia cui non sei più abituata. E il silenzio, soprattutto il silenzio: che intimorisce e spaventa. Corri un po’ troppo, verso Milano, ora. Come in un bisogno, come se in realtà fossi addict al diesel nell’aria, e al rumore – che protegge da quell’insostenibile silenzio.

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