una fogliata di libri
Tre nomi
La recensione del libro di Florence Knapp edito da Garzanti, 312 pp., 18 euro
I primi due accadimenti della vita di ogni essere umano sono dati e non scelti. Il primo è proprio l’essere messi al mondo e il secondo è il nome che ciascuno porta. Dare un nome alle cose le fa esistere e, per quanto riguarda le persone, dà loro un imprinting. Magari non voluto, magari lontano da quello che sarà il carattere della persona. Nomi che seguono tradizioni famigliari (eredità più o meno importanti da portare o sopportare), nomi che suggeriscono caratteristiche di temperamento, nomi che – poi si scoprirà – poco si abbinano alla faccia della persona. Insomma, un nome non è mai soltanto un nome. E’ da questa intuizione semplice ma allo stesso tempo fondante che prende avvio Tre nomi, romanzo d’esordio di Florence Knapp. Il destino del figlio appena nato di Cora è scritto nei tre nomi possibili che la donna potrebbe dargli. Gordon, il nome che vorrebbe imporle il marito e che portano tutti i maschi della famiglia paterna; Julian, nome che Cora ama per il suo significato – Padre del cielo – oppure Bear, il nome che sceglierebbe la piccola Maia, sorella maggiore del nascituro. Cora e Maia vanno insieme all’anagrafe per registrare il nome del bambino e da qui la storia si tripartisce, seguendo la vita del nuovo arrivato per i successivi trentacinque anni – con ogni sezione ambientata a distanza di sette anni – a seconda del nome che gli è stato affidato. Cora rimane il punto fisso della storia ma anch’essa plasma e declina le proprie caratteristiche a seconda di quella che sarà l’identità del figlio. Un bambino e poi ragazzo che in un caso cresce senza un padre – allontanato da casa per le sue violenze –, in un altro ne è oggetto e in un altro ancora le respira poiché perpetrate ai danni della madre. Basterebbe anche solo questo (il tema della violenza domestica viene intrecciato in modo sapiente e delicato insieme), per far intravvedere come alcune scelte, apparentemente insignificanti, cambiano in modo indelebile la vita delle persone. Se Cora, infatti, non avesse chiamato il bambino Bear, il marito non avrebbe visto la cosa come un affronto insostenibile e non avrebbe picchiato la donna con tale violenza da portarla a denunciarlo e quindi ad allontanarlo per sempre dalla famiglia. Nominare implica quindi dare anche una dignità di esistenza, creare una cesura e un distinguo. Bear/Gordon/Julian non è la stessa persona perché il suo nome ha determinato degli accadimenti, ha indirizzato delle future possibilità. Tre nomi racconta quindi anche del valore delle decisioni, di come alcune scelte possano spostare per sempre degli equilibri. Di come, a volte, nell’inizio ci sia dentro già tutto.
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