una fogliata di libri

Le belve

Giulio Silvano

La recensione del libro di Clara Usón edito da Sellerio, 320 pp., 17 euro

Miren ha gli occhi “di una sfumatura di blu che ricordava le acque plumbee del mar Cantabrico”. Come molte adolescenti è una ragazza timida, ma soprattutto, quando inizia a frequentare certi ragazzi – e andarci a letto malvolentieri – è una ragazza piena d’ansia per il mestiere di suo padre. Perché suo padre fa il poliziotto, e questa nuova compagnia è immischiata nell’Eta, il gruppo terroristico basco. “Se suo padre l’avesse vista aiutare dei rossi a bruciare la loro propaganda separatista, avrebbe preso tante vergate da ricordarsele tutta la vita”. Lei mente, dice che suo padre non è un txakurra, uno sbirro, anche se in realtà non solo è coinvolto nella repressione anti-terroristi, ma è anche un franchista nostalgico che “aveva fatto il saluto romano davanti al catafalco gridando ‘ai suoi ordini, Generalissimo!”. E, a quello che diceva la nonna, l’uomo potrebbe addirittura non essere suo padre, aggiungendo traumi alla sua esistenza. Miren, suo malgrado, per via di quelle pulsioni adolescenziali dove si mescolano naïveté, amore e curiosità, inizia a sfiorare l’esistenza di un'altra donna di cui si parla sui giornali, in quegli anni Ottanta di attentati brutali, desideri separatisti e violenze delle forze dell’ordine. Una donna che ha sacrificato la sua vita “per l’indipendenza di Euskal Herria”: Idoia López Riaño, soprannominata la Tigresa per la sua carica sessuale, e responsabile per la morte di decine di persone. “Se volevo farmi rispettare, dovevo essere la più dura, una patriota feroce”, dice. In un mondo, quello della lotta armata, dominato dai maschi, la donna si rifiuta di mettersi lenti a contatto colorate per nascondersi, usando “il potere ipnotico dei suoi occhi azzurri”, e si veste in modo provocante, con “abiti aderenti, pantacollant, minigonne” e l’immancabile giubbotto di pelle. “Non c’era verso che passasse inosservata tra le strade di Bayonne, uomini, donne e bambini, la guardavano tutti, mentre la prima regola del bravo terrorista è non attirare l’attenzione”.

La scrittrice Clara Usón, ex avvocato, ricostruisce in questo libro ben documentato – Le belve, tradotto da S. Sichel – un pezzo del conflitto tra stato spagnolo e indipendentisti baschi tirando fuori tutti i grossi dilemmi politico-filosofici di questi iberici “anni di piombo”. I segreti di famiglia, le dinamiche della pubertà, del conflitto genitori-figli e la violenza ideologica, i dogmi che ci vengono insegnai nella culla, che scopriamo poter esser così diversi da quelli insegnati a qualcun altro, aiutano a capire meglio queste generazioni così immischiate nella Storia. Idoia López Riaño è esistita davvero, altri protagonisti del libro no. Non è facile scrivere libri dove vero e falso si incastrano così bene da dimenticarsi il confine tra ciò che è inventato e ciò che è – tragicamente – davvero accaduto.

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