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Una fogliata di libri - overbooking

Di ombre, vita e ripiegamenti interiori

Antonio Gurrado

Il motto del Premio Strega, che per questa edizione riprende il libro di Corrado Alvaro, fa apparire sempre più chiaramente come tra i libri candidati il termine "vita" abbondi nei titoli. Col nuovo secolo, l’aspetto lutulento e oscuro della titolazione sembra caduto in disuso

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, dice il Salmista, perciò il Premio Strega ha deciso di celebrare l’ottantesima edizione con la traslazione della finale in Campidoglio e il motto “Quasi una vita”, che riprende il titolo del “giornale di uno scrittore” con cui Corrado Alvaro vinse nel 1951 per Bompiani. Il termine “vita” ricorre con costanza fra i vincitori dell’ultimo mezzo secolo – La miglior vita di Fulvio Tomizza (Rizzoli, 1977), La vita ingenua di Vittorio Gorresio (Rizzoli, 1980), Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo di Alessandro Barbero (Mondadori, 1996), Vita tout court di Melania G. Mazzucco (Rizzoli, 2003), Due vite di Emanuele Trevi (Neri Pozza, 2021) – e, in generale, abbonda nei titoli dei candidati al premio più famoso d’Italia, ciò che denota forse una tendenza vitalista nella nostra letteratura contemporanea.

 

Bastian contrario, ho provato a effettuare una ricerca speculare, scoprendo come proprio da mezzo secolo non vincano più i titoli tanatologici: l’ultimo è stato Guglielmo Petroni con La morte del fiume (Mondadori, 1974), unico precedente Ferito a morte, il capolavoro di Raffaele La Capria (Bompiani, 1961). Se non volete vincere lo Strega, mettete “morte” nel titolo. Eppure il premio era nato sotto il segno del teschio, stante che la prima edizione era stata vinta da Tempo di uccidere di Ennio Flaiano (Longanesi, 1947), ed è stato caratterizzato da una lunga predilezione per le tenebre: fra il 1964 e il 1999 vinsero L’ombra delle colline di Giovanni Arpino (Mondadori), Una spirale di nebbia di Michele Prisco (Rizzoli), Paese d’ombre di Giuseppe Dessì (Mondadori), Le menzogne della notte di Gesualdo Bufalino (Bompiani), La grande sera di Giuseppe Pontiggia (Mondadori), Nottetempo, casa per casa di Vincenzo Consolo (Mondadori), Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia (Feltrinelli) e Buio di Dacia Maraini (Rizzoli). Col nuovo secolo, l’aspetto lutulento e oscuro della titolazione sembra caduto in disuso, facendo strada a un lessico più ripiegato sulla cupezza sentimentale: dolore, caos, solitudine, desiderio, ferocia, spatriamento. La vita dei nostri scrittori è diventata soprattutto interiore.

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