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L'altra faccia della Torcia. Lettera da una okkupazione

Marina Corradi

Per il passaggio della Fiamma olimpica a Milano ci sono stati due giorni di quasi coprifuoco. Giovedì il milanese minoritario scopriva che ampie zone erano off limits. Il venerdì addirittura scuole chiuse, tutti sottocoperta. I più furbi erano esodati in montagna, gli altri in streaming coatto

In realtà, non è che a Milano si fosse tutti così entusiasti, della Torcia. Mentre i media osannavano all’avvenimento, si levava nei bar il mormorio di una minoranza silenziosa: ostile per principio a ogni occupazione del territorio, Stramilano, marce, Gay pride, tutto ciò che lede la tua sacrosanta libertà di movimento. Sulla Torcia, la pressione era oppressiva. Web, tv, al supermercato, sui tram: la Torcia, arriva la Torcia. E tu pensavi: passerà di corsa, poi se ne andrà a Cortina. Invece una okkupazione, due giorni di quasi coprifuoco. Giovedì il milanese minoritario scopriva che ampie zone erano off limits. Il venerdì addirittura scuole chiuse, tutti sottocoperta. I più furbi erano esodati in montagna, gli altri in streaming coatto, gli anziani chiusi in casa, non senza aver fatto scorte alimentari come in attesa di un uragano.

 

Personalmente avrei optato per la clausura, senonché giovedì dovevo recuperare un nipote al nido. Studio le mappe del Comune, orari, divieti, metto giù un percorso di guerra, quindi alle 15.30 esco. La Torcia era lontana. Perché allora i vigili bloccavano la mia strada in entrambe i sensi? L’auto potevo dimenticarmela, dell’autobus nessuna traccia. Allora venti minuti di corsa. Appena in tempo. Ma, quella chiusura a tradimento? Ho capito poi: era Vance, trecento uomini di scorta, quattro piani al Gallia, corteo di quaranta auto. Molto peggio della Torcia, e non segnalato, per ragioni di sicurezza. Su corso Sempione per due giorni continue sirene. Elicotteri in cielo. E’ per le Olimpiadi, ti ripetevi, ma pensavi a The day after tomorrow.

 

Il venerdì sera Milano, al di là di Duomo e San Siro, deserta. Solo le quaranta auto di Vance. Sullo stadio un elicottero fino a mezzanotte. E ronzava, ronzava. Cercando di dormire, un sogno sosteneva non trattarsi di elicottero, ma di drone. Ho aperto gli occhi: sciocca, è la Torcia. Che ansia però, quel calabrone nel buio. E se, un domani? Cose che non si dicono. Se si pensano, si tace.

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