una fogliata di libri

Domiziano

Maurizio Schoepflin

La recensione del libro di Umberto Roberto, edito da Salerno Editrice, 324 pp., 30 euro

Non è facile parlar bene di Tito Flavio Domiziano, l’uomo che resse l’impero di Roma per un quindicennio, dall’81 al 96. Basti ricordare, a questo riguardo, il giudizio che di lui dette Plinio il Giovane definendolo immanissima belua, bestia orribile e spietata. E come dimenticare che, all’indomani del suo assassinio, il Senato decretò nei suoi confronti l’abolitio memoriae, al fine di cancellare ogni traccia da lui lasciata nella storia di Roma? Col passare del tempo le cose non sono cambiate e di Domiziano si è continuato a fare una sorta di mostro malvagio, simbolo della degenerazione del potere. Ma fu veramente così? No, secondo Umberto Roberto, docente di Storia romana presso l’Università di Napoli, che non casualmente sceglie di aprire il suo solido e ben documentato lavoro con le seguenti considerazioni: “Domiziano è vittima di una macchinazione crudele, necessaria a cancellare i suoi quindici anni di governo. Negli anni e nei secoli viene consolidata un’immagine falsa, attraverso la memoria di accuse tendenziose che riecheggiano fino alla nostra epoca. Spesso si tratta di notizie prive di fondamento e chiaramente manipolate”. Certamente Domiziano non fu una mammoletta e Roberto non nasconde gli eccessi di cui si rese colpevole, soprattutto nella fase finale del suo regno, quando, vittima della solitudine e della paura, non esitò a colpire ferocemente chiunque gli sembrasse ostile. “Tuttavia – afferma ancora l’autore –, il vaglio della critica storica deve scrostare questa patina artificialmente costruita per una cinica operazione politica: esaltare il cambio di regime”. Dunque, lo scopo che si è proposto Roberto scrivendo questo libro consiste proprio nel superare il pregiudizio negativo che ha condizionato la valutazione della figura dell’imperatore e, nello stesso tempo, “recuperare il contributo di Domiziano al consolidamento dell’impero romano, all’efficienza del suo funzionamento, alla conservazione della sua prosperità”. Tra i maggiori meriti che Roberto attribuisce a Domiziano vi è quello di aver sempre accettato di essere direttamente coinvolto nelle vicende dell’impero, per esempio raggiungendo personalmente le aree di crisi. Insomma, al duro giudizio di Plinio il Giovane che abbiamo ricordato, è possibile contrapporre quello del famoso storico tedesco Theodor Mommsen, premio Nobel per la letteratura nel 1902, che giudicò Tito Flavio Domiziano “uno dei più capaci amministratori tra quelli che ebbero il principato”.

 

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