una fogliata di libri

Discipline occidentali

Federica Bassignana

La recensione del libro di Francesco Baucia, Castelvecchi, 160 pp., 18 euro

“Tutto comincia con un’incisione. Sembra non si possa essere uomini in altro modo. Forse nemmeno viventi”: se è vero che è dalle crepe che si vede la luce, Francesco Baucia parte dallo spiraglio che proprio questo punto di osservazione sa rivelare nel suo ultimo libro Discipline occidentali. Leonard Schrader, Kengiro Azuma e un anno di Kendo, edito da Castelvecchi.  Tra romanzo, saggio e autobiografia, nel libro vengono raccontate le vite di Leonard Schrader, sceneggiatore americano, Kengiro Azuma, scultore giapponese, e del narratore stesso, che attraverso l’arte marziale del kendo, utilizza la spada per indagare le proprie fragilità e aprirsi a nuove consapevolezze. Le loro storie diventano itinerari di una trasformazione personale a partire da un momento di crisi: voci ed episodi si alternano e si richiamano a vicenda seguendo il ritmo di montaggio quasi cinematografico, accanto alle idee e alle esperienze di compagni di viaggio come Yukio Mishima, Marguerite Yourcenar, William Butler Yeats, Pier Vittorio Tondelli e Goffredo Parise. Così distanti, eppure così vicini: Baucia esplora una geografia della narrazione che abbraccia gli Stati Uniti, il Giappone, l’Italia e si estende infine verso un oriente immaginato attraverso sguardi e le illusioni dell’occidente. Diviso in tre parti – la penna, la spada, la trasformazione – attraverso le vite dei protagonisti l’autore apre a riflessioni sulla prospettiva occidentale e sulla cultura nipponica, sul gesto creativo della scrittura e della scultura, e sull’arte del kendo, esplorandola nella dimensione più intima e personale. “Risuonava nelle mie orecchie una frase di Mishima che mi aveva colpito dalla prima volta in cui, da adolescente, avevo letto Sole e acciaio: ‘Detestavo l’immaginazione. Per me il kendo doveva escludere ogni intervento dell’immaginazione’”, scrive l’autore, che riflette sui limiti e le possibilità che si possono abitare e svelare attraverso il corpo e la disciplina. Infine: l’epilogo, la stasi, come momento di equilibrio sospeso o come ripartenza. Baucia disegna così una mappa esistenziale di vite diverse che si richiamano tra loro, testimoniando, ognuna a modo suo, il prezzo di essere, e soprattutto diventare, sé stessi, anche in assenza di punti cardinali: “Ma in qualche modo pensavo all’utilità che le forme esteriori possiedono nell’avviare sulla strada di una vera conversione. Amore per il rituale che diventa amore reale; dal bello al bene, il vecchio adagio platonico”.

  

Discipline occidentali
Francesco Baucia,
Castelvecchi, 160 pp., 18 euro