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una fogliata di libri - overbooking
Si può lasciar perdere Guinizzelli
Oggi che solo una minima parte degli adolescenti è a contatto con solo una minima parte dei bestseller sarebbe più urgente mostrare come venga bene o male fatta la letteratura italiana ai nostri giorni
Vorrei scrivere un sirventese sull’eroica studentessa che stamane si è seduta di fianco a me in metropolitana e, sospirando infinita rassegnazione, ha estratto dallo zaino il manuale di letteratura italiana per mettersi a compitare “Al cor gentil rempaira sempre amore”; mi vedo però costretto ad anteporre una nota tecnica, che affido a quest’angolino di Foglio. I programmi per il triennio dei licei sono svolti in ordine cronologico, da “Sao ke kelle terre” in poi, perciò la ragazza in questione frequenta la terza e ha circa sedici anni. Il prodotto editoriale che ha allietato il suo tragitto sotterraneo è un manuale che segue la stessa scansione di quando studiavo io o, prima ancora, i miei genitori; un tempo in cui chi ne stilava dava per assodato che gli adolescenti leggessero per diporto romanzi più o meno leggeri, quindi avessero bisogno di ripartire dal Medioevo per integrare e inquadrare una conoscenza della letteratura che si supponeva limitata a, che so, Bassani, Moravia, Tomasi di Lampedusa, Elsa Morante, Umberto Eco, Susanna Tamaro… Gli autori, insomma, con cui avrebbero chiuso il cerchio alla fine della quinta liceo.
Oggi che solo una minima parte degli adolescenti è a contatto con solo una minima parte dei bestseller, la necessità di ripartire da Guido Guinizzelli è forse meno urgente rispetto a quella di mettere nelle loro mani un libro vero e mostrare come venga bene o male fatta la letteratura italiana ai nostri giorni; ancora meno rispetto all’esigenza di dimostrare loro che la letteratura italiana è viva, che ci sono scrittori ostinatamente intenti a respirare. Si rischia, altrimenti, che i tanti diplomandi illetterati si convincano che la letteratura sia cosa aulica e stantia e che, aprendo a caso una qualsiasi novità libraria, ci troveranno dentro frasi tipo “Tenne d’angel sembianza che fosse nel tuo regno; non me fu fallo s’in lei posi amanza”. A meno che la scuola non preferisca fare affidamento su un atout: se gli studenti non leggono i libri perché annoiati, sconfortati e terrorizzati dai manuali, si può star tranquilli che, a furia di non leggere libri, smetteranno anche di usare i manuali. Allora il problema sarà risolto alla radice.
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