I giudizi sospesi

Francesco Musolino

La recensione del libro di Silvia Dai Pra’, Mondadori, 492 pp., 20 euro

I Giovannetti sembrano una famiglia felice ma la lezione di Lev Tolstoj è sempre in agguato. Borghesi e relativamente agiati, vivono in una innominata cittadina della costa laziale e la loro storia – divisa cronologicamente in quattro periodi, dal 1998 sino al 2023 – è al centro de I giudizi sospesi, il quarto romanzo della scrittrice Silvia Dai Pra’. 

  

La voce narrante è quella di Felix, il figlio minore, osservatore di fatti che talvolta non comprende, interrogandosi senza giungere ad alcuna risposta mentre la sua stessa famiglia, una pagina alla volta, precipita in un incubo, avvolta da una nube tossica che ne avvelena i rapporti, spingendo verso un epilogo amaro e inevitabile.

 

Mauro, padre carismatico e insegnante di successo, e Angela, moglie devota e amorevole, hanno sempre avuto grandi aspettative su Perla, la figlia maggiore, un genio scolastico, una ragazza educata e timorata per la quale vaticinavano un futuro roseo. Almeno finché non è arrivato James Tocci, un ragazzo di bell’aspetto ma senza alcuna qualità, capace di esercitare un pericoloso ascendente su Perla, stravolgendone il look e spingendola alla rottura con la famiglia, tanto da mandare in pezzi l’idillio perfetto con il proprio padre. Le ripetute tensioni accumulate esplodono la sera del diciottesimo compleanno di Perla, con la fuga dei due innamorati, decisi a sposarsi a tutti i costi, pronti a rompere con chiunque li potesse ostacolare. 

 

Perla scompare dai radar, diventa l’enigma irrisolto, l’argomento rimosso fra le mura domestiche sinché, misteriosamente, torna a casa dopo una burrascosa rottura con James che, nel frattempo, si è palesato nella sua vera natura: un uomo seducente, perfido e capace di manipolare la ragazza, facendola precipitare in un incubo di menzogne. Perla sembra irriconoscibile, ormai ostaggio di una violenza psicologica che si farà sempre più pericolosa e manifesta. Una mutazione ben resa dalla prosa dell’autrice – narratrice toscana ma romana d’adozione – attraverso dialoghi serrati e riflessioni fra parentesi (con un riuscito espediente drammaturgico) spingendo il lettore a colmare i vuoti, i silenzi e quelle domande che Felix, in modo vigliacco, preferisce non affrontare per timore delle colpe che lascerebbero affiorare, ben descrivendo un’educazione sentimentale che finisce per rivelarsi un’iniziazione alla crudeltà della vita stessa.  

 

I giudizi sospesi
Silvia Dai Pra’, 
Mondadori, 492 pp., 20 euro

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