Camere e stanze

Andrea Frateff-Gianni

La recensione del libro di Francesco Pecoraro, Ponte alle Grazie, 480 pp., 19 euro

Senz’alcun dubbio Francesco Pecoraro è uno degli autori più interessanti apparsi nel panorama editoriale italiano negli ultimi quindici-vent’anni. Architetto e urbanista dall’esordio letterario tardivo, torna oggi in libreria con la raccolta di racconti, edita da Ponte alle Grazie, intitolata Camere e stanze. Il volume, diviso in tre parti, comprende i racconti di Dove credi di andare, pubblicato da Mondadori nel 2007, l’ebook Tecnica Mista, uscito sempre per Ponte alle Grazie nel 2020, ai quali si aggiunge Altre forme, composto da un mix di vecchi scritti e testi inediti. Disturbante, irrequieta e angosciante, la poetica di Pecoraro è acuta osservatrice della società e soprattutto della borghesia romana.

 

I protagonisti sono quasi tutti uomini di mezza età, tutti si trovano davanti a una svolta della propria esistenza e tutti, inevitabilmente, sono destinati al tracollo. Si tratta di manager, intellettuali, architetti, artisti, avvocati, ingegneri, professori universitari, all’interno dei quali albergano i temi più profondi legati all’inadeguatezza esistenziale. Pecoraro ne descrive il mutare dei comportamenti, ne racconta le paure, le ansie, le aspirazioni, con uno sguardo disincantato, a tratti brutale, stringendo il campo sulle singole vite, sui sentimenti, sui pieni e sui vuoti, sui tormenti, sugli amori slabbrati. I suoi personaggi sono messi all’angolo a volte dalla storia, a volte dalle loro debolezze ma più spesso dalle meschinità altrui o da un’incolpevole e fatale solitudine.

 

“Mi suicido perché sto sempre lì, con l’iPhone in mano, come uno stronzo qualsiasi. Mi suicido perché sono uno stronzo qualsiasi. Mi suicido perché non ho letto e mai leggerò Guerra e Pace. In particolare mi suicido perché mi blocco sempre sulla pagina dove un nobile dissoluto beve vodka in piedi sul davanzale di un palazzo di Pietroburgo”, dice il personaggio di uno dei racconti meglio riusciti del libro, trovato, all’inizio del testo, appeso ai tubi del riscaldamento che passano sotto il soffitto di un garage di un palazzo romano. Vestito di tutto punto, con tanto di mocassini, pantaloni con le pinces e camicia oxford fresca di bucato. È lui, più di tutti, l’esempio calzante della squilibrata visione del mondo dello scrittore romano che torna a graffiare prepotentemente in questo intenso manipolo di novelle e conferma le aspettative di chi ha amato i suoi due precedenti romanzi, La vita in tempo di pace e Lo stradone. Con l’aggiunta di una significativa risolutezza nel centrare a pieno il bersaglio che solo la narrativa breve è in grado di fornire. 

 

Camere e stanze
Francesco Pecoraro
Ponte alle Grazie, 480 pp., 19 euro

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