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Biloxi

La recensione di Mary Miller (Black Coffee, 304 pp., 15 euro)

1 Luglio 2020 alle 13:46

Biloxi

In una cittadina del Mississippi, America profonda sferzata qualche anno fa dall’uragano Katrina che si è lasciato alle spalle distruzione e cumuli di dolore, vive Luis. Pensionato come tanti, da poco abbandonato dalla moglie e con un legame intermittente con la figlia Maxine, Luis vive un’esistenza minima, facendo la spola tra il divano e il letto, dedito ai reality show (“Nudi e crudi” è il suo programma prediletto) e ai boccali di birra sempre colmi fino all’orlo. Vita senza grandi drammi e neppure grandi avventure, con il più dietro alle spalle e la prospettiva di assuefarsi a un’esistenza comoda, rassicurante e statica. I giorni passano tutti uguali se non che una mattina l’infermiere Harry Davidson propone a Luis di occuparsi di una cagnolina. Lalya è un border collie sovrappeso, amante dell’ozio, parzialmente ansiosa e dallo sguardo intelligente. Diventerà per Luis la compagnia al trascorrere dei giorni – che improvvisamente non saranno più tutti uguali. “La accarezzai e rimpiansi di non essermi portato dietro un osso. Non stavo più nella pelle: a quanto pareva nella vita c’era molto più di quanto mi fossi immaginato, e l’avevo scoperto grazie a un cane”. La vita di Luis continua a essere minima, ordinaria, ma tutto cambia nello sguardo che lui ha sulla sua esistenza. Di colpo tutto è investito di una luce nuova, dall’affetto per quella meticcia che lo fa sentire necessario, utile, apprezzato. E Luis si lascia travolgere da questa nuova forma che la vita acquista, piena di riti inediti (più o meno graditi) e abitudini che la abitano. Si lascia sfidare dal nuovo e diventa “tutto il mondo di qualcuno”. Un cane può sembrare poco per generare tutto questo, invece a volte è abbastanza. E’ l’occasione di prendersi cura di un altro essere vivente, di interessarsi alle cose, di uscire da una fisiologica autoreferenzialità per aprirsi all’imprevisto.

 

Mary Miller sofferma lo sguardo su una normalità che merita di essere raccontata proprio perché comune, ordinaria. Lo fa senza bisogno di dimostrare, con una scrittura asciutta, lineare e nitida propria di chi ha famigliarità con la forma racconto. Svela una grande capacità di osservazione, trattenendo nella memoria e restituendo sulla pagina i piccoli frammenti che insieme compongono la vita di ciascuno. Ma dietro all’apparente normalità anche Luis svela una scintilla straordinaria e preziosa. Quel pensionato un po’ asociale conserva dentro di sé il desiderio di cambiamento, non ha rinunciato ad aspettarsi ancora qualcosa dalla vita. Luis non sente il bisogno di mostrarsi diverso da quello che è: un uomo buono e un po’ arreso, docile a quello che accade nella vita ma pronto ad accoglierla nelle sue pieghe insperate. “Avrei potuto proseguire lungo la strada di sempre. Sapevo esattamente cosa mi aspettava. Non avrei avuto sorprese, del resto le sorprese non mi erano mai piaciute, o forse era solo la storia che mi ero raccontato per tutti quegli anni. Ma la storia poteva cambiare. L’aveva già fatto”.

  

Mary Miller
Biloxi
Black Coffee, 304 pp., 15 euro

Gaia Montanaro

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