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L’anno nuovo

La recensione del libro di Juli Zeh, Fazi, 177 pp., 18,50 euro

14 Agosto 2019 alle 09:43

L’anno nuovo

“Henning non vuole logorare la propria famiglia con le sue nevrosi. Vuole essere un uomo che valga la pena di amare, vuole ridere di più, fare battute, relegare a uno spazio minuscolo le piccole catastrofi quotidiane. Vuole abbracciare Theresa più spesso, perdere meno le staffe con i bambini, uscire di più. Non può essere così difficile”. Invece lo è.

  

Sono i giorni di Natale e Capodanno, l’uomo sta trascorrendo le vacanze in Spagna, a Lanzarote con la famiglia, in una vacanza che è allo stesso tempo avvilente per lui e ottimale per le esigenze dei suoi due figli piccoli. Da quando è un padre di famiglia il benessere dei suoi figli viene prima di tutto, anche del proprio. Henning da un po’ di tempo vive con il terrore della COSA, attacchi di panico che lo colpiscono all’improvviso, paralizzandolo e togliendogli il respiro. Non ci sono ragioni, o forse ce ne sono infinite. La COSA lo ossessiona, provocando nel suo cuore una danza folle con intermezzi mortali: “Una volta aveva letto su internet che non si può morire di attacchi di panico, non importa come ci si sente, non importa quanto siano forti gli attacchi. Si tratta di uno stato fisico parossistico che non causa danni permanenti. Ma ripeterselo era inutile, non serviva a nulla”.

 

Ogni volta, l’uomo pensa che non ce la farà a sopravvivere a quelle notti e a tutto quel buio. Ma perché poi proprio a lui? Henning ha un lavoro che gli piace, una casa, una moglie, una famiglia. Niente di perfetto e niente di disastroso, la vita che conducono tutti. Non basta a farlo sentire meglio. La COSA regna e governa il suo corpo e il suo umore, è una questione privata e sfiancante, lui contro il senso di panico che lo fa vivere con la perenne sensazione di trovarsi a un passo dalla catastrofe. Alla fine delle crisi, l’uomo ne esce con le ossa rotte e un senso di felicità miserabile, quella di chi è sopravvissuto ancora una volta e ancora una volta non è sano e salvo. In Spagna, per cercare di anestetizzare il dolore con la stanchezza fisica, comincia ad andare in bicicletta. Pedalare lo fa sentire meglio, come se la paura scivolasse dal cuore alle gambe.

 

Percorre vecchie strade e vecchi luoghi della sua infanzia e vecchi traumi da cui aveva provato a fuggire nella convinzione che dimenticare fosse sempre e comunque una benedizione. L’anno nuovo, l’ultimo romanzo della scrittrice tedesca Juli Zeh, tradotto in italiano da Madeira Giacci, è la storia del presente e del passato di un uomo, dei suoi fantasmi. Lanzarote era stato il primo viaggio in aereo di Henning, insieme ai suoi genitori e a Luna, la sua sorella minore. Una mattina si era svegliato e i suoi genitori non c’erano più. “Henning sa che la morte è una cosa da dinosauri. I genitori morti non esistono. I genitori devono prendersi cura dei bambini, non possono semplicemente morire”.

  

Henning ripercorre tutto e tutto ritorna a galla, gli antichi fantasmi, i pozzi neri, il dolore trattenuto e ignorato inutilmente, le urla, la paura di essere rimasto solo al mondo. L’uomo che è diventato è una conseguenza di tutti traumi e il dolore del passato. La COSA ha gioco facile, lui non è altro che uno sconfitto: “Ha fatto tutto, ha dato tutto e comunque ha perso”.

 

L'ANNO NUOVO

Juli Zeh
Fazi, 177 pp., 18,50 euro

Giorgia Mecca

E’ nata a Torino il 6 novembre 1989. La prima volta che ha visto la capitale, nel 2010, ha deciso  che quello sarebbe stato un buon posto in cui fermarsi. Ha studiato lettere alla Sapienza, prima antiche e poi moderne. Adesso vive tra Roma e Torino, rimpiangendole entrambe. Legge molti libri, alcuni li recensisce per il Foglio. Quando non è in treno, gioca a tennis e si diverte moltissimo.

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