Un problema per Mac

Rinaldo Censi

Enrique Vila-Matas
Feltrinelli, 284 pp., 19 euro

Mac, imprenditore nel settore edilizio finito a gambe all’aria, lettore onnivoro, decide dopo il tracollo di iniziare a scrivere il suo primo libro. Affascinato dai testi postumi, incompiuti, prende la decisione di scriverne uno falso: “che possa sembrare postumo e incompiuto mentre in realtà sarebbe del tutto concluso”. Realmente postumo e incompiuto lo diventerebbe solo in caso di morte prematura, in fase di scrittura, ma l’eventualità non lo solletica affatto, farebbe venir meno il suo entusiasmo per la falsificazione. Riassumiamo qui le prime righe dell’ultimo romanzo di Enrique Vila-Matas. Uno dei suoi più riusciti. Un vero fuoco d’artificio. Qual è il vero nome di Mac? E perché Mac? A causa del computer di Steve Jobs? I genitori l’hanno soprannominato così in onore del barman nel film di John Ford, “Sfida infernale”: “Mac, non sei mai stato innamorato?”, gli chiede lo sceriffo. E quello: “No, sono stato cameriere per tutta la vita”. E che fa dunque Mac? Inizia a tenere un diario. Si allena alla scrittura. Però detesta i romanzi. Sanno di morte e trasformano la vita in destino. Così scrive, annota, riflette, fa incontri: tutto finisce sulle pagine del diario, compresi gli appunti sferzanti sull’oroscopo, anzi, il Whoroscope, il Puttanoroscopo tenuto sul giornale da Peggy Day, una sua ex. L’incontro cruciale con il suo vicino di casa, lo scrittore Ander Sánchez, gli permetterà di dare maggior continuità al suo lavoro. Decide di prendere un suo romanzo poco riuscito, “Un problema per Walter”, contenente “momenti frastornanti” (è stato scritto in uno stato che Sánchez non esita a definire etilico), lo analizzerà, inserendovi poi sue modifiche. Mal gliene incolse. Il romanzo parla di un ventriloquo assassino, a cui ne capitano di tutti i colori, perde la voce, fugge. Ogni capitolo è strutturato in forma di racconto. Ogni racconto possiede un timbro, una voce differente, quella appartenuta allo scrittore il cui stile il racconto vorrebbe imitare: Borges, Carver, Hemingway, Cheever… Mentre avanzavamo nella lettura abbiamo pensato per un attimo al famoso Frammento 110 dell’Athenaeum: “Appartiene al gusto sublime, l'elevare sempre le cose alla seconda potenza. Per esempio, copie di imitazioni, giudizi di recensioni, supplementi e integrazioni, commenti a note. A noi tedeschi ciò è in sommo grado congeniale in quanto consente di tirare in lungo; ai Francesi in quanto può favorire brevità e vuotezza”.

Non è un po’ questo che fa Vila-Matas? La sua capacità di creare situazioni, divagazioni, digressioni a partire da un termine, un oggetto (un parasole di Giava che all’estremità contiene un pugnale), una nota, è straordinaria. Ogni singolo elemento può fungere da fattore differenziale in grado di generare trame, montaggi, accostamenti, creando alla fine una struttura, una forma, che diventerà quella del libro: qui un falso zibaldone, un saggio sulla scrittura, ma in forma di romanzo. 

  

UN PROBLEMA PER MAC
Enrique Vila-Matas
Feltrinelli, 284 pp., 19 euro

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