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Notte

Etel Adnan, San Marco dei Giustiniani, 79 pp., 18 euro

20 Febbraio 2019 alle 06:00

Notte

Ritorna in Italia, per le raffinate Edizioni San Marco dei Giustiniani, la poesia della scrittrice e pittrice libanese Etel Adnan, in cui la tradizione poetica araba si fonde straordinariamente con l’eredità culturale occidentale. Notte, nella traduzione di Cristina Viti e con una preziosa introduzione di Paolo Senna, è un originale viaggio nella storia del mondo e degli uomini, in cui particolare e universale convivono nella tensione della scrittura: “Non stupirà quindi di trovare cenni a Hiroshima accostati agli oracoli di Delfi o ai detti degli indiani; occorrenze di miti (Dedalo, Gilgamesh, Orfeo) sciorinati alla presenza di dettagli minimi di giorni ordinari”. La notte della Adnan è quella che da Hegel e Nietzsche attraversa i cieli stellati blu cobalto di Van Gogh, spingendosi fino alle oscure visioni di Rimbaud e a quelle vertiginose dei mistici. Come note di apertura a questo libro, percorso da trame e influenze tra loro così diverse, ritroviamo una citazione del gigante del jazz Thelonious Monk: “E’ sempre notte, / altrimenti non avremmo bisogno / della luce”. Quello dell’autrice è infatti un cammino umano e spirituale attraverso una “lunga eclissi”, necessaria per ritrovare quel barlume di luce che brilla nel “pianeta illuminato” della nostra mente: “Sono entrata una volta nella memoria di qualcuno, dico attraverso il cervello di lui, la sede delle sue illuminazioni. Era un luogo piantato a olivi ed equazioni matematiche. A uno degli alberi era appeso un dipinto di Van Gogh. Il suolo di quella casa della memoria era stato una volta il letto di un fiume che aveva attraversato il cervello di una terza persona. Tutto questo costituisce il mio spirito”. Il tema della memoria, su cui sembrano agire le riflessioni filosofiche di Bergson sul tempo e sulla percezione, è infatti uno dei motivi centrali della raccolta. La memoria, descritta come un “santuario di infinita pazienza”, è un fiume in continua espansione, capace di raccogliere in sé tutte le energie creatrici dell’universo: “Si può anche dire che l’universo è il collante che fa andare avanti se stesso, e che quindi è memoria in azione e in essenza, in essere e in divenire. Poiché ricorda se stesso, esiste. Poiché esiste, ricorda. / Vedere qualcosa è ricordarlo; altrimenti non c’è il vedere”. “Questa mattina c’era / luce, / domattina ci / sarà luce, / ma dov’è la luce?” si chiede infine la Adnan in questo fiammeggiante diario sospeso tra redenzione e naufragio. A una prosa essenziale e visionaria, tersa come cristallo, si alternano le poesie della sezione “Conversazioni con la mia anima” che chiude la raccolta.
Il cammino poetico dell’autrice si volge ora verso oriente per cantare, insieme al matematico e poeta persiano Omar Khayyam, l’avventura dell’anima nel suo definitivo distaccarsi dal corpo. E’ tempo di ritornare all’origine, di mutarsi in quella polvere da cui tutti veniamo: “Anima cara, ci / separeremo, / io diverrò più sottile / della polvere, / tu sparirai in uno strano / spazio aperto”.

 

NOTTE
Etel Adnan
San Marco dei Giustiniani, 79 pp., 18 euro

Massimiliano Mandorlo

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