cerca

recensioni foglianti

Un giorno verrà

La recensione del libro di Giulia Caminito, Bompiani, 240 pp., 16 euro

6 Febbraio 2019 alle 12:22

Un giorno verrà

In questo romanzo d’amore e d’anarchia, c’è un bambino che sembra fatto di mollica, senza crosta. Gracile, gommoso. “Inghiottito dall’angoscia senza bisogno d’acqua”. Giulia Caminito è al suo secondo romanzo e la sua scrittura è, come nel primo e di più, forte, poetica e veloce, ogni pagina vale un minuto di cinema, una scena che va a ficcarsi nell’enciclopedia multimediale della tua memoria, e certe volte la completa, o la cambia. L’angoscia è un annegare senz’acqua: è un fotogramma incancellabile, perfetto. La scrittura, in questo romanzo, viene prima di ogni cosa. Lo istruisce. Porta il passo del suo punto, di quello che racconta: la fede. E’ un libro, questo, che parla di atti di fede (politica, religiosa, famigliare, tutte le fedi del mondo). Di cosa significa credere. Della connessione ineliminabile che esiste tra fede e sacrificio e di come quella connessione faccia, del credere, l’atto più concreto di un uomo.

 

Rinuncia a rinunciare, e perdi Dio, l’idea, tua figlia, l’amico Cane, l’amico uomo, l’amore.
Il fratello di Nicola, il bambino di mollica, si chiama Lupo. E’ vigoroso, incoercibile, paterno. Si occupa lui di Nicola, ragazzino troppo minuto e delicato, inutilizzabile dal papà fornaio, Luigi Ceresa, che è un uomo sfortunato e pavido e non ama niente, nessuno (non i figli, non la moglie, non il lavoro, non un’idea, non un dio). E’ Lupo che impedisce a Luigi di sbarazzarsi di Nicola. E’ Lupo che eredita la fede anarchica dal nonno Giuseppe, che al figlio Luigi non perdona d’essersi “mischiato coi preti” prima ancora di non avere nessuna passione “per la nostra gente”, e quindi di non essersi mai speso per la Lega dei contadini, per i poveri, per gli ultimi, per non aver pensato che a se stesso, e per averlo fatto anche in modo sciatto e solitario. Nonno Giuseppe non vedrà Lupo “diventare un anarchico che scrive Abbasso Il Re sui muri” e Lupo farà, nella sua vita, tutto quello che sente e crede giusto senza aspettarsi mai un applauso, senza volerne mai uno. Lupo appartiene al bosco: agisce per istinto. La prima volta che assiste a un comizio anarchico, anche se è ancora un bimbetto, è il primo a convincersi della necessità di scioperare e col suo magnetismo bestiale convince anche tutti gli altri. Resta però distante dai socialisti di città, neppure li guarda, e pensa solo a rassicurare gli altri contadini e i figli dei coloni. E’ l’Italia degli inizi del Novecento, la vediamo entrare in guerra ed espropriare tutto, anche i conventi. E sarà in un convento che i destini dei due fratelli opposti e inseparabili si incroceranno ancora, alleandosi a quello di una suora arrivata in Italia dopo esser stata rapita dal suo villaggio in Sudan, venduta come schiava e cresciuta poi nella grazia di Dio, temuta, rigorosa, erculea e mistica. Anche lei, come Lupo, capace di punire e salvare tutti e tutte “con la forza che solo le cose divine o maligne possono avere”.

 

Un giorno verrà, sognano Nicola, suor Clara e Lupo: non per loro, ma per quelli dopo di loro. Lo sanno: non avranno niente, non vedranno niente, e proprio per questo non si tirano indietro.

 

UN GIORNO VERRA'
Giulia Caminito
Bompiani, 240 pp., 16 euro

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi