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L'invenzione delle nuvole

Florian Illies
Marsilio, 270 pp., 20 euro

9 Gennaio 2019 alle 06:00

L'invenzione delle nuvole

Goethe, seccato e disgustato, osserva la granitica lava nera del Vesuvio, “nemica dichiarata di ogni bellezza”, mentre cammina verso la vetta. Sconcertato dall’esplorazione in situ decide che la perfetta salita sul Vesuvio avverrà solo con lo sguardo. La compirà il 2 giugno del 1787, comodamente seduto su una terrazza di Capodimonte. Georg Trakl passeggia in costume da bagno al Lido di Venezia, dov’è giunto nell’afosa estate del 1913, insieme a Karl Kraus, Adolf Loos e Ludwig von Ficker, per cercare di lenire i dolori interiori, pochi mesi prima che tutto esploda. Avrò letto bene? Trakl, Kraus, Loos e Ficker al Lido? Per un attimo ho la sensazione che Florian Illies si prenda gioco di noi. E invece no. Non è una barzelletta. Se provate a googlare, eccolo lì: Trakl sul litorale volge le spalle alle onde, un po’ impacciato, una mano dietro alla schiena. Giovane umarell salisburghese. Non avrei dovuto dubitare. Con il precedente 1913. L’anno prima della tempesta Florian Illies era riuscito a gestire un’impressionante massa di documenti per comporre tutti gli incastri che rendono ancora oggi quel libro così affascinante. Con quest’ultimo invece l’impresa risulta meno ardita. L’invenzione delle nuvole raccoglie saggi apparsi su cataloghi, pagine della Frankfurter Allgemeine Zeitung o pubblicati altrove. Riguardano circa due secoli di esperienze artistiche compiute in terra tedesca. Così, nei testi vediamo sfrecciare Gottfried Benn, seducente e diabolico, Carl Gustav Carus, dottore, ginecologo con la fissa per la pittura, primo ad utilizzare nel 1846 il termine “inconscio”. Leggiamo di Georg Baselitz e Duchamp, o della comicità bislacca di Jean Paul. Notiamo fugaci incursioni oltralpe, dove i pittori “romantici” scoprono la brillantezza della luce sul paesaggio italiano. Reinhart, Koch, Schirmer, Richter, Schuch, Preller, Bürkel, Horny: tutti attratti, insieme al francese Corot, dai luoghi, dalla vegetazione, dalle atmosfere, con una predilezione per Olevano, non distante da Roma, dove molti hanno soggiornato mangiando e dormendo a Casa Baldi, scegliendo pure di finirci i loro giorni. Casa Baldi è uno dei testi più felici del volume. A Olevano, solo Carl Blechen dipingerà quadri cupi, simili a paesaggi apocalittici. Illies approfitta di quelle escursioni per riflettere sulla rapidità di esecuzione, la radicalità degli studi a olio, all’epoca poco considerati, invenduti, eppure oggi di cruciale importanza. Sembrano giocare d’anticipo sull’Impressionismo. Pennellate in velocità, quella necessaria a fissare su cartone la mutevolezza delle nuvole. Goethe le ha inseguite, schizzate. Friedrich le ha dipinte con religiosa intensità, rifiutando proprio all’esimio poeta tre dipinti a olio che ne catturassero le diverse specie. Che diamine, l’arte non era fatta per soddisfare gli esperimenti scientifici di uno spocchioso scrittore di corte.

 

L'INVENZIONE DELLE NUVOLE
Florian Illies
Marsilio, 270 pp., 20 euro

Rinaldo Censi

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