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Storia dello sguardo

Mark Cousins
il Saggiatore, 545 pp., 35 euro

17 Ottobre 2018 alle 09:43

Storia dello sguardo

Che cos’ha visto il primo conquistador sbarcato in America latina? Cos’hanno provato i gentiluomini inglesi del Gran Tour di fronte al Colosseo? Non ci è dato saperlo. Accontentiamoci della confessione di Goethe, di ritorno dal viaggio italiano del 1786: “Era maturata nel mio animo la brama di vedere questi oggetti con i miei occhi”. Ciò che hanno visto gli occhi di Goethe appartengono solo a lui: i panorami bevuti avidamente sono sepolti con il poeta e la sua memoria. Del resto, spiega il regista irlandese Mark Cousins, “le nostre vite visive sono reliquiari”. Ciascuna teca mentale pertiene alla soggettività, tuttavia l’oggettività ne fa parte. Cousins ha un’impostazione empirista: cita il filosofo David Hume, per il quale possiamo conoscere solo ciò che cade sotto i nostri sensi.
Senza dubbio, oggi la vista è il senso privilegiato. E’ l’evo degli smartphone, di Instagram, Google maps e della realtà virtuale: quello in cui ogni anno vengono pubblicati più di trenta miliardi di selfie. Dato che spaventa: il selfie è la celebrazione di se stessi e di solito tende a celebrarsi troppo chi è poco, sgomitando per farsi notare. E dire che prima c’erano gli autoritratti, pratica artistica a dir poco elitaria, infatti non si possono dimenticare quelli di Rembrant, Gericault e Bernini. Ma questa è tutta un’altra storia; anche se l’autore le dedica qualche pagina, il protagonista qui è il paesaggio. Cousins propone una carrellata di esperienze visive straordinarie, meditando sulle quali ci si chiede se lo sguardo non abbia sostituito la riflessione legata alla lettura, o l’intensa emozione data dall’ascolto della musica.
Siamo specchi di una realtà in continua trasformazione. Per noi è inconcepibile immaginare cos’abbia provato Galileo osservando le lune di Giove; Cleopatra guardando Alessandria d’Egitto allontanarsi alle sue spalle mentre naviga verso Roma. O Plinio il Vecchio di fronte all’eruzione di Pompei, in cui trovò la morte. L’autore ricapitola le esperienze dei grandi, rammentando che l’atto del guardare non è mai neutro. Ottimista è lo sguardo colmo di meraviglia di fronte alle opere d’arte; torvo quello della sorveglianza, malato quello dello schiavista e del predatore sessuale, artificiale quello indotto da droghe sintetiche come l’Lsd, che creano visioni periture come il loro effetto.
Impossibile ricapitolarli tutti. Già è utile ripercorrere idealmente i panorami di luoghi scomparsi collezionati dall’autore. Troppo spesso osserviamo senza riflettere. E’ fin troppo naturale abituarsi al paesaggio che ci circonda. Abbiamo visto troppi film in cui un nastro d’asfalto muore all’orizzonte, come se un’autostrada fosse sinonimo di eternità, quando invece le prime sono state costruite negli anni Trenta. Guardare sia dunque anche un po’ pensare: il senso della vista a volte può essere un privilegio. Si rallegrino quindi quelli che hanno ammirato le notti bianche del nord o il sole crudele dell’Everest: non è da tutti. Soprattutto, non è per chi vede solo se stesso.

 

STORIA DELLO SGUARDO
Mark Cousins
il Saggiatore, 545 pp., 35 euro

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