cerca

recensioni foglianti

La cerimonia del nuoto

Valentina Fortichiari, Bompiani, 144 pp., 15 euro

25 Luglio 2018 alle 10:39

La cerimonia del nuoto

Per noi umani l’acqua è un mezzo di fuga dalla realtà”, ha scritto Michel Odent, pioniere delle terapie acquatiche. L’acqua è la materia dei sogni, il nuoto è il medium che ci permette di sentirli. Nel libro di Valentina Fortichiari, La cerimonia del nuoto, la parola “sentire” è ricorrente. Il suo sentire “il ritmo di un respiro che fa rumore sott’acqua” è un’eco della famosa storiella Zen in cui un vecchio Maestro chiede: “Qual è il suono di una mano sola?”.

   
Il nuoto è una forma di meditazione in movimento e il senso di Valentina per il nuoto lo esprime in modo fisico e mentale. “Quando in acque marine nuoto (cammino?) e la mia testa, tutto il mio corpo, gambe e braccia, il respiro, mi danno talvolta l’illusione di essere balena, delfino, squalo, occhi e pinne di pesce senza nome”, scrive Valentina. E questa volta riecheggia le parole di Murray Rose, nuotatore australiano degli anni 50-60: “La qualità principale necessaria ai nuotatori è quella di “sentire l’acqua”. Essi dovrebbero usare braccia e gambe come i pesci le pinne, e saper avvertire la pressione dell’acqua sulle mani per mantenerla nel palmo durante la bracciata”.

  
Le citazioni potrebbero incrociarsi come le onde mediterranee, perché il nuoto è ormai un genere letterario. Canonizzato nel 1992 con L’ombra del massaggiatore nero. Il nuotatore, questo eroe (Adelphi), di Charles Sprawson, esperto di pittura del XIX secolo, nonché nuotatore d’endurance. “Un libro meravigliosamente poetico e variegato che parla di nuoto e del significato che il nuoto ha avuto, passando per Byron e per Goethe, dai greci ai nostri giorni” lo ha definito il nuotatore, scrittore e neurologo Oliver Sacks.

   
Il libro di Fortichiari è meno “variegato”, ma ugualmente poetico. Perché Valentina nuota. E’ benedetta da quel dono che Gianni Roghi, giornalista, uomo di mare e d’avventura scomparso e dimenticato (difficile trovare il suo Uomini e pesci) definiva “acquaticità”: “La virtù di trovarsi a proprio agio nell’elemento acqua e di sapersi valere con vantaggio delle proprietà fisiche che esso ci presenta… E’ un’attitudine, una condizione, una mentalità”. Questo libro è nato per acquaticità: sembra scritto dopo essere stato pensato tra una bracciata e l’altra. E’ una raccolta di storie brevi. Alcune da leggere o narrare come fiabe. Altre sono memorie o malinconici rimpianti che il nuoto al largo (che Valentina predilige) riesce a indurre: il ricordo dell’ultima nuotata col padre è qualcosa che colpisce come un crampo chiunque condivida il suo “sentire” per il nuoto. Altre storie ancora inducono a riflessioni sul mare, tra etologia ed ecologia, con quell’ineluttabile empatia che si stabilisce tra il nuotatore e il suo elemento.

    
Valentina Fortichiari (oltre che nuotatrice e istruttrice di nuoto si occupa di editoria, arte e letteratura), insomma, unisce due concetti emulsionati come il corpo nell’acqua: cultura e arte del nuoto. Ha scritto Charles Sprawson: “Gli antichi romani di un uomo ignorante erano soliti dire: non sa né leggere né nuotare”. 

   

LA CERIMONIA DEL NUOTO
Valentina Fortichiari
Bompiani, 144 pp., 15 euro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi