Quell’assurdo legame tra Pessoa e l’occultista

Un’avventura che, se non fosse realmente accaduta, potrebbe banalmente prestare il fianco a un’idea narrativa

17 Giugno 2018 alle 05:14

Quell’assurdo legame tra Pessoa e l’occultista

"Fingere è conoscersi", scriveva Fernando Pessoa in una delle citazioni scelte da Antonio Tabucchi per la raccolta “Il poeta è un fingitore”. Potremmo partire da questo assunto per delineare la vicenda che sta alla base del libro “La Bocca dell’Inferno”, edito per la prima volta in Italia da Federico Tozzi Editore. Il volume, a cura di Marco Pasi, reca le firme di uno degli scrittori più significativi del Novecento, Fernando Pessoa, e dell’occultista Aleister Crowley, una delle figure chiave dell’esoterismo contemporaneo, forse meno noto al grande pubblico, eppure, proprio per la sua natura di outsider, così importante nel panorama intellettuale della prima metà del Novecento.

 

Il testo consta di quattro parti, che ruotano attorno all’incontro fra Pessoa e Crowley, avvenuto a Lisbona nel settembre del 1930: vi sono le lettere che i due si scrissero a partire dal 1929 – fu Pessoa a mettersi in contatto con Crowley, galeotta la passione per l’occultismo –, alcuni articoli usciti sulla stampa portoghese, un romanzo poliziesco incompiuto scritto da Pessoa in lingua inglese e delle poesie. Ma cosa c’entra – direte voi – tutto questo materiale con il suddetto incontro? C’entra eccome, perché si dà il caso che la faccenda prenda l’abbrivio dal finto suicidio di Mr. Crowley, architettato con la complicità di Pessoa. Una blague, niente più che un’abile montatura. Eppure è da questa messinscena che prende vita un materiale letterario palesatosi già dalla corrispondenza fra i nostri insospettabili protagonisti. Un’avventura che, se non fosse realmente accaduta, potrebbe banalmente prestare il fianco a un’idea narrativa.

 

Ma cerchiamo di fare ordine e partiamo dal principio. Chi era Aleister Crowley? Un occultista, l’abbiamo detto, nonché fondatore di una nuova religione; ma lui, prima di tutto questo, si riteneva poeta e narratore, di cui tuttavia studiosi e critica si occuparono sempre poco e di malavoglia, a causa della cattiva fama, dell’irreperibilità dei suoi testi e, non ultimo, a causa di un’indole altamente provocatoria (è con la raccolta di poesie “White Stains” che Crowley inaugura una serie di scandali, letterari e non). Tuttavia, al netto dell’ingegno e dell’innegabile aura di negatività che si portava dietro, Crowley, dopo le pubblicazioni con la Mandrake Press, aveva bisogno di rinverdire l’interesse attorno alla sua opera e alla sua persona. Quale miglior escamotage, se non quello di inscenare un finto suicidio lasciando una lettera d’addio su una scogliera vicino a Cascais, il cui nome evocativo è proprio Bocca dell’Inferno? Ogni cosa sembra sposarsi alla perfezione. Ed è qui che entra in scena Fernando Pessoa. Il piano viene magistralmente architettato e messo in pratica grazie alla complicità della giovane compagna di Crowley, tale Hanni Jaeger, e del giornalista portoghese Augusto Ferreira Gomes, amico di Pessoa. Che fine ha fatto Crowley? Suicidio? Scomparsa volontaria? Omicidio? La stampa ne parla e Pessoa ne scrive, componendo un romanzo che si arenerà prima della conclusione, ma comunque di godibile lettura e che, nonostante le parti mancanti, riporta chiaramente l’andamento dell’intera vicenda. Di notevole importanza è il capitolo 10, in cui il protagonista, ossia l’investigatore che si mette sulle tracce di Crowley, intervista Pessoa, amico dello scomparso. Notiamo subito qualcosa che ci ricorda “Il libro dell’inquietudine”: Pessoa aveva creato un personaggio fittizio, tale Bernardo Soares, che adoperava tuttavia “la sottile finzione letteraria dell’autobiografia”, come scrisse Tabucchi. Dunque Soares non era che Pessoa, ma, al contempo, era anche qualcun altro. Lo “sguardo esterno” del poeta viene replicato nel romanzo poliziesco su Crowley, in cui a un certo punto emerge chiaramente il tema del doppio, tanto caro al portoghese; riferendosi all’occultista, scrive: “C’è una certa timidezza verso il mondo esterno, una strana esitazione nel mettere i nostri sé autentici a contatto con esso. Perciò ci dividiamo gradualmente in due: da una parte un uomo interiore (…) e dall’altra un uomo esteriore”. Anche in occasione di questa pseudo pantomima, in cui ogni cosa è tesa a offrire pubblicità gratuita a Crowley, il poeta inserisce il suo punto di vista filosofico, incentrato principalmente sulla molteplicità del sé. Un inedito giunto oggi in Italia, a 130 anni (proprio oggi, 13 giugno) dalla nascita di Pessoa, in cui ritroviamo la poetica del “fingitore” che, questa volta, ha a che fare con un’assurda realtà.

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