cerca

recensioni foglianti

Leviatano 2.0. La costruzione dello stato moderno

Charles S. Maier
Einaudi, 341 pp., 30 euro

18 Aprile 2018 alle 10:54

Leviatano 2.0. La costruzione dello stato moderno

Maier trova una chiave di lettura unitaria del “lungo secolo di edificazione statale” (1870-1945) nel fatto che durante questi anni tutte le comunità politiche del mondo, in forme e gradi diversi ma in sostanziale emulazione reciproca, costruirono i propri apparati ed espansero le loro funzioni secondo un’idea positiva dell’intervento statale nella società (fino all’estremo dell’ingegneria sociale). Un intervento che poteva realizzarsi coi metodi “blandi” della regolamentazione e della riforma oppure con quelli “duri” della pianificazione e della mobilitazione negli stati di guerra o di disordine interno. Il lavoro di Meier, pubblicato da Einaudi come monografia, è in realtà il quinto volume di una Storia del mondo curata da Emily S. Rosenberg nel 2012. Capitoli fitti di luoghi, nomi ed eventi, se rendono il testo adatto a un corso di storia contemporanea, fanno talvolta perdere di vista la tesi centrale, che nondimeno è cogente.
Oggi tendiamo, dice Maier, a diffidare istintivamente dello stato. Dopo la parentesi dei totalitarismi, in cui esso fu in modo evidente nemico della libertà individuale, anche lo stato sociale di Beveridge e Monnet, dei paternalisti e degli ordoliberali è entrato in crisi. Oggi nei loro discorsi le istituzioni cercano di sublimare l’aspetto “statale” – coercitivo – del loro potere nella parola governance, intesa come tutela di esperti razionali e disinteressati.
Nel periodo considerato da questo lavoro, invece, era diffusa l’idea che lo stato fosse una dimensione indispensabile per la fioritura delle vite individuali: la prima grande invenzione tecnologica, capace di perfezionare al suo interno le condizioni per tutte le attività particolari e di far ascendere una collettività alla potenza. Il titolo di Leviatano “2.0” sta a suggerire un aggiornamento tecnico del vecchio simbolo di Hobbes.
In Maier però è suggestiva l’attenzione rivolta, fin dalle prime pagine, agli sconfitti dell’avanzata dello stato moderno: i popoli che rifiutavano i princìpi del dominio della legge e del controllo del territorio, in nome di forme di vita nomadiche e tradizionali. Sacrificati all’espansione degli imperi in lotta tra loro (non solo nelle colonie degli europei e nell’America settentrionale, ma anche ai margini degli imperi russo, ottomano, cinese e giapponese), essi venivano talvolta esibiti nelle grandi esposizioni universali, dove servivano a confermare la fede nel progresso. E anche all’interno dei paesi in via di modernizzazione permanevano forze primitive e oscure: il proletariato, le popolazioni rurali, gli anarchici (la Comune del 1871 non a caso descritta come un riaffiorare della barbarie), persino il culto mariano di Lourdes o Fatima: tutte espressioni incompatibili con lo stato “protestante o laico, maschile e militante”, intento al commercio, all’amministrazione e alla guerra. 

 

LEVIATANO 2.0. LA COSTRUZIONE DELLO STATO MODERNO
Charles S. Maier
Einaudi, 341 pp., 30 euro

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi