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Politica e negazione. Per una filosofia affermativa

Roberto Esposito
Einaudi, 208 pp., 22 euro

4 Aprile 2018 alle 11:19

Politica e negazione. Per una filosofia affermativa

Nichilismo, negazione, annientamento: sono i sintomi del male della società contemporanea e i termini di una saggia riflessione su di essa. L’ultimo libro di Roberto Esposito segna una nuova fase della sua ricerca filosofica, che si misura tanto con i grandi del pensiero moderno quanto con le miserie dell’attuale. La lettura dell’impotenza politica contemporanea trova una collocazione precisa nel pensiero occidentale. Qualcuno, nel Novecento, aveva teorizzato la fine della storia e dunque dei suoi conflitti. Si scrisse che il negativo sarebbe scomparso dallo scenario mondiale. Invece era soltanto uscito dai gangli del pensiero, nella convinzione che si fosse esaurito con la dissoluzione dei totalitarismi. Esposito risale all’origine della perdita di contatto del pensiero politico con il problema del negativo e lo trova nello “sgretolamento della prospettiva” sopraggiunto con la dissoluzione dell’hegelismo. Una frattura gravida di conseguenze, ossia di nuove culture politiche, che tuttavia purtroppo hanno perso i contatti con l’altro, il nemico, il negativo appunto, cadendo nell’incapacità di comprenderlo e di rispondere adeguatamente alle sue istanze.
L’ultima “parte” di questa totalità oscura era il blocco comunista. Tuttavia, dopo la caduta del Muro di Berlino, “il negativo è tornato a diffondersi nel tutto, diventando la configurazione stessa del mondo contemporaneo, sempre più simile a una sorta di guerra civile mondiale”. Altro non è, infatti, il terrorismo jihadista, un nemico con cui è impossibile combattere in campo aperto, perché insidioso, a macchia di leopardo, timoroso della sconfitta, ma non della morte. L’idea di poterlo sconfiggere con la polizia internazionale dimostra l’impotenza e soprattutto l’incapacità di comprendere il senso di quanto sta accadendo, da parte della politica. Stessa sorte tocca alla globalizzazione, che nel tentativo di annullare ogni distanza negando le differenze fallisce, perché ha ignorato la realtà dei fatti.
Il filosofo partenopeo scopre i limiti della teoria politica moderna o, per dirla con parole più semplici, la cecità di chi governa il nostro mondo, ignorando i princìpi della teoria politica quanto quelle del più banale common sense. Platonicamente, richiama alla necessità dell’intervento del filosofo, il contemplatore di idee senza del quale è impossibile comprendere l’altro, il nemico, e neutralizzarlo accettandone la presenza e l’essenza. Prima di fare insomma è necessario pensare. Magari recuperando Spinoza, nel tentativo di salvarsi dalla deriva nichilista. I maestri del passato sono lì a indicarci la strada, da Machiavelli – e qui Roberto Esposito torna agli esordi della sua speculazione – a Foucault. Di capitolo in capitolo, il nostro indica il percorso da seguire. Per salvare il salvabile dalla paradossale negazione della negazione, che è un nonsense soltanto all’apparenza.

 

POLITICA E NEGAZIONE. PER UNA FILOSOFIA AFFERMATIVA
Roberto Esposito
Einaudi, 208 pp., 22 euro

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