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Le opere d’arte e il colonialismo

Il dibattito sulla restituzione degli oggetti rubati dall’occidente

8 Aprile 2019 alle 10:23

Le opere d’arte e il colonialismo

foto LaPresse

"Da metà marzo il Guggenheim, la National Portrait Gallery e la Tate Gallery non accetteranno donazioni dalla famiglia Sackler”, scrive l’Economist. "Sono dei filantropi a capo di Purdue Pharma, un’azienda che ha creato un oppioide, OxyContin, affermando che non creasse assuefazione. I musei occidentali saranno un po’ più poveri. Avranno meno cose da mostrare, se un’altra campagna di questo genere avrà successo. A novembre il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che i musei dovrebbero restituire alle ex colonie gli oggetti acquisiti con la forza ‘o in condizioni poco eque’. Visto che il colonialismo è stato poco equo, questo implica che la Francia dovrebbe restituire quasi tutto".

 

I musei respingono questi attacchi ma, precisa l’Economist, bisogna fare una distinzione tra le due campagne. Le tesi di chi sostiene che si debbano riconsegnare gli oggetti acquisiti con la forza stanno avendo più successo di chi dice di restituire i soldi dei filantropi.

 

"Alcuni sostengono che gli oggetti restituiti possono essere preservati male, rubati o distrutti dai jihadisti, come è già successo in passato. Oltretutto, se inizi a riconsegnare gli oggetti, a che punto ti fermi? La prima preoccupazione può essere minimizzata, se non addirittura eliminata, accertandosi che gli oggetti vengano restituiti solo ai paesi sicuri. La seconda tesi è sbagliata. E’ già stato accertato che alcuni oggetti rubati dovessero essere restituiti. Questo è avvenuto a febbraio, quando il Metropolitan Museum of Art di New York ha restituito all’Egitto una tomba che era stata rubata nel 2011. Anche alcuni oggetti rubati agli ebrei dai nazisti sono stati restituiti ai loro eredi. Questo mostra che esiste un confine tra ciò che è intollerabile e ciò che è tollerabile, tra il passato recente e il passato remoto”. Questo, spiega l’Economist, non significa rimettere in vendita, dall’oggi al domani, tutti i reperti del passato. La campagna contro i filantropi è meno convincente. Se i soldi sono stati guadagnati in modo legale, i musei dovrebbero essere liberi di accettarli. L’umanità ci guadagna di più a restituire i soldi dei Sackler, o a spenderli per diffondere la cultura? Per l’Economist, le polemiche legate ai filantropi sono effimere, e i loro investimenti potrebbero essere un regalo per le generazioni future.

 

Nella storia non c’è mai stato un imprenditore che è riuscito a migliorare la propria reputazione facendo beneficenza. I Sackler sono oggetto di proteste anche perché il loro nome compare su molti edifici. I grandi filantropi destano così tanto sospetto che Henry Tate, un magnate dello zucchero che ha finanziato il famoso museo londinese, è stato accusato di avere trattato i suoi impiegati come schiavi, anche se non è così. Anzi, era un datore di lavoro molto generoso. "Le persone fanno donazioni ai musei nella speranza di lasciare un buon ricordo – conclude l’Economist – ma ciò che ottengono realmente è solo il ricordo".

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Commenti all'articolo

  • Caterina

    Caterina

    08 Aprile 2019 - 12:12

    Continuiamo a farci male ....

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