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Perché tutto quello che sapete dell’ordine globale è sbagliato

Se le élite dell’occidente sapessero com’è nato il sistema liberale del dopoguerra, dovrebbero pensarci due volte prima di chiederne un rinnovo

11 Febbraio 2019 alle 12:17

Perché tutto quello che sapete dell’ordine globale è sbagliato

Roosevelt con Churchill Placentia Bay (foto tratta da Wikipedia)

"Klaus Schwab, l’impresario del World Economic Forum, ha scritto un manifesto alla vigilia della conferenza annuale di Davos, in Svizzera, in cui ha chiesto di replicare le conferenze del dopoguerra che hanno dato vita all’ordine internazionale”, scrive Adam Tooze su Foreign Policy.

 

“Dopo la Seconda guerra mondiale, i leader globali si sono riuniti per creare una struttura istituzionale in grado di consentire a tutto il mondo di costruire un futuro comune. Il mondo è cambiato ed è piuttosto urgente che noi ripetiamo questo processo”. Schwab ha chiesto un disegno collettivo per affrontare la quarta iterazione della globalizzazione (rinominata Globalizzazione 4.0). Schwab non è stato il primo a fare questo genere di appello. Dopo la crisi finanziaria, ci sono stati vari inviti per convocare una “nuova Bretton Woods” – la conferenza del 1944 in cui, per usare le parole di Schwab, “i leader di tutto il mondo si sono riuniti per costruire” il sistema finanziario del dopoguerra, e hanno creato il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Banca mondiale. Questo è stato il momento in cui l’egemonia degli Stati Uniti si è dimostrata più completa e più illuminata. Ha fornito ad alcuni economisti-statisti, primo tra tutti John Maynard Keynes, gli strumenti per condurre il mondo fuori dalle rovine del dopoguerra e dai precedenti anni di crisi. Grazie alla saggia leadership di Washington, anche l’Europa rancorosa è riuscita a completare un’integrazione pacifica e prospera. Questa narrazione riscontra un ampio successo nei luoghi come Davos. Tuttavia, la storia della fondazione dell’ordine del dopoguerra è completamente sbagliata. La storia ci insegna che l’ordine non emerge dalla cooperazione e dal consenso ma dai calcoli politici del momento e dalle costrizioni materiali.

 

Bretton Woods sarà anche stata una conferenza di esperti, ma era soprattutto un incontro di un’alleanza bellica impegnata nella sforzo enorme di una guerra totale. Esso era un vertice in tempi di guerra, dunque i dissensi erano minimi. Lo scopo della conferenza era quello di integrare le economie di diversi paesi, e il punto di partenza erano dei sistemi economici centralizzati e controllati dallo stato. La visione monetaria di Bretton Woods era quella di creare stabilità attraverso un sistema valutario interamente convertibile con dei tassi di cambio fissi, e in cui il valore del dollaro era fissato al prezzo dell’oro. Ma l’architettura monetaria di Bretton Woods creata dagli Stati Uniti si è rilevata troppo impegnativa per le economie europee indebolite dalla guerra. La Gran Bretagna, ovvero il mercato meno danneggiato dalla guerra, ha cercato di implementare la piena convertibilità tra la sterlina e il dollaro, ma il tentativo è fallito davanti all’opposizione del Partito laburista nel 1947. Nel frattempo, il grande disegno per creare un ordine mondiale fondato sul libero commercio, che si è verificato nella Carta dell’Avana e poi nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), è stato bocciato dal Congresso americano. L’accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (Gatt), è stato un rimpiazzo più lento e inefficace.

 

Il parallelo tra il presente e Bretton Woods è forse giustificato dalla presunta continuità del Fmi e della Banca mondiale, che furono create nel 1945. Ma al di là dei titoli istituzionali, questa presunta continuità è falsa. Entro un anno dalla fondazione delle sue istituzioni chiave, quasi tutta l’agenda globale di Bretton Woods è stata congelata. Già nel 1946, l’Unione Sovietica ha deciso di non partecipare alla formazione del Fmi e della Banca mondiale. Con la Guerra fredda che paralizzava le istituzioni dell’Onu che erano state originariamente concepite per dare una forma a Bretton Woods, l’ordine mondiale è stato confinato al Nord Atlantico. I veri liberali, sia negli Stati Uniti che in Europa, che desideravano un ritorno all’epoca d’oro della globalizzazione nel diciannovesimo secolo, erano profondamente delusi dall’ordine economico che si era creato durante la Guerra fredda. Il presunto ordine liberale del dopoguerra è stata la continuazione più o meno avventata dei controlli in vigore durante il conflitto. Abbiamo atteso fino al 1958 per implementare completamente la visione di Bretton Woods. Anche lì non era un ordine “liberale” per gli standard del Diciannovesimo secolo o per il modo in cui questo termine viene inteso a Davos al giorno d’oggi. La mobilità internazionale dei capitali, con l’eccezione degli investimenti a lungo termine, era molto limitata. Alla fine degli anni Sessanta, Bretton Woods era in un pessimo stato di salute. Il presidente americano Richard Nixon aveva adottato il nazionalismo economico per fronteggiare il pericolo della deflazione. Tra il 1971 e il 1973, ha sganciato il dollaro dal prezzo dell’oro e ha abbandonato ogni sforzo per difendere la valuta. Il nostro mondo non è nato nel 1945 ma nel 1970, con l’avvento della moneta legale e del tasso di scambio fluttuante. L’ordine liberale non è emerso dagli accordi collettivi ma dal caos, causato dal rifiuto unilaterale dell’America di sottoscrivere l’ordine monetario internazionale.

 

Con l’aumento delle tensioni negli anni Sessanta, l’instabilità dei tassi di cambio ha contribuito a un aumento dell’inflazione che non si era mai verificato nel mondo occidentale. Questa fase di instabilità inflazionaria si sarebbe conclusa con la rivoluzione neoliberista che Ben Bernanke ha battezzato come la “grande moderazione”. Tuttavia, i primi tentativi di ripristinare l’ordine non erano attraverso la rivoluzione liberale bensì attraverso il corporativismo – negoziazioni dirette tra i governi, i sindacati e i dipendenti per limitare la spirale negativa dei prezzi e dei salari. L’obiettivo era quello di controllare l’inflazione, ma l’effetto è stato quello di politicizzare ancora di più l’economia. Ciò che ha spezzato l’impasse non è stata una conferenza tra azionisti. Gli azionisti degli anni Settanta erano i sindacati, e quel genere di concertazioni rientrava nelle cattive abitudini da cui i rivoluzionari neoliberisti si volevano emancipare. La soluzione invece è stata la forza brusca della Fed. L’aumento dei tassi di interesse unilateralmente da parte dell’allora presidente Volcker, la deindustrializzazione, l’improvvisa rivalutazione del dollaro, e l’abbassamento dell’indice di disoccupazione hanno dato il colpo di grazia ai sindacati e all’inflazione controllata. 

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