Il museo di Totti, l'addio di Sabatini, la curva divisa. E' questo lo stile Roma?

Alessandro Giuli
Nella striscia positiva di Luciano Spalletti qualcosa di stupefacente c’è, eccome se c’è. Non foss’altro che questo: i ragazzi hanno ricominciato a correre, attaccano e difendono coralmente, si passano la palla seguendo con poche eccezioni la regola aurea del tocco di prima, al massimo due.

Francesco Totti è prigioniero della panchina, in attesa di musealizzazione alla vaccinara, giocare non se ne parla; Walter Sabatini se ne andrà a fine stagione, più benefattore che beneficato dal padroncino yankee; la curva Sud è ancora separata a metà dall’iniqua vetrata anti ultras, mesta e semivuota di tifosi autentici; e anche noi non ci sentiamo più a nostro agio… Ciò detto, contano i risultati, siamo d’accordo. E insomma nella striscia positiva di Luciano Spalletti qualcosa di stupefacente c’è, eccome se c’è. Non foss’altro che questo: i ragazzi hanno ricominciato a correre, attaccano e difendono coralmente, si passano la palla seguendo con poche eccezioni la regola aurea del tocco di prima, al massimo due.

 


Uno striscione di solidarietà nei confronti di Francesco Totti (foto LaPresse)


 

Anvedi, dicono adesso i miei sodali nella bassa società romanista, rimpiangendo confuse chimere di metà campionato. Al che io replico: vabbè, la squadra s’è ripresa dal coma, ma a fine stagione che avremo raccolto? Terzo posto con il vuoto dentro, smobilitazione senza strategia, società lontana e indifferente. E’ questo lo “stile Roma”?

 

 

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