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Marty Supreme: ecco il film sul diabolico ping pong con Timothée Chalamet

Giampiero Mughini

Nonostante le tre candidature al Golden Globe, quel che vedrete sullo schermo cinematografico sarà solo una pallida imitazione di quel che succede nella realtà di una competizione internazionale di tennistavolo

Per quanti di noi hanno amato e praticato il ping pong o per meglio chiamarlo il tennis da tavolo, l’imminente uscita in Italia del film Marty Supreme del regista americano Josh Safdie sarà di certo un avvenimento che dire emozionante è dire niente. Succede difatti che mai un qualche momento di una partita di tennistavolo sia stato mostrato di recente in tv o da qualche altra parte, o semplicemente commentata su un giornale a larga diffusione. Sappiamo a memoria i nomi dei grandi tennisti di ogni tempo, io non ho la più pallida idea di chi sia attualmente il campione del mondo di tennistavolo: credo sia un cinese.

Eppure tanti di noi che mezzo secolo fa avevamo attorno ai vent’anni hanno amato e praticato il tennistavolo, quello che come campo d’azione ha un tavolo poco più grande del vostro tavolo da pranzo e che per il resto assomiglia in tutto e per tutto al tennis giocato da Sinner e compagnia bella. Non so in altre parti del mondo, certo è che in Italia nessuno sa nulla e vede nulla che attenga al tennistavolo. Sarà emozionante vedere in azione nel film di cui ho detto il trentenne attore Timothée Chalamet che interpreta un personaggio realmente esistito, per l’appunto un campione del mondo di tennistavolo, l’americano Marty Reisman. Costato la bellezza di 60-70 milioni di dollari, il film è stato presentato in anteprima negli Usa nell’ottobre scorso e ha avuto un tale successo da meritare tre candidature al Golden Globe.

E comunque fatevene una ragione, quel che vedrete sullo schermo cinematografico sarà solo una pallida imitazione di quel che succede nella realtà di una competizione internazionale di tennistavolo. Per quanto immagino abbia intensamente lavorato e si sia intensamente addestrato l’attore americano che fa da protagonista del film, i suoi colpi di racchetta daranno alla pallina una velocità (meglio “un’impetuosità”) caricaturalmente inferiore a quello che succede in una reale competizione internazionale di tennistavolo. Andate su TikTok, che ha il merito ai miei occhi di mostrare continuativamente brandelli di tennistavolo d’alto livello. Ebbene la pallina colpita dai due contendenti viaggia a una velocità al limite del credibile, e questo per tutta la durata dello scambio: nessuno dei due rallenta, ciascuno dei due si avventa colpo su colpo, tanto che lui giochi col “dritto” della racchetta che col suo “rovescio”, e già questo è sensazionale. Da una parte e dall’altra gli scontri sono a chi colpisce più forte e più angolato, da una parte e dall’altra la pallina torna indietro avvelenata dagli effetti che il giocatore le ha impresso già a partire dal servizio, e ho visto fare dei servizi a dir poco diabolici dove la pallina andava ora in un senso ora in un altro opposto come impazzita. E con tutto questo il giocatore avversario riusciva a ribatterla se non addirittura a contrattaccare. Andate a guardare su TikTok se non credete alle mie parole. Scambi lunghi e furibondi sino alla conquista della vittoria nel set. In una competizione internazionale devi vincere tre set su cinque o quattro su sette. A differenza di oltre vent’anni fa, vinci il set quando arrivi a 11 punti e non più a 21 come una volta.

Nella Sicilia povera dove io avevo 16-18 anni il tennistavolo me lo potevo permettere, l’affitto di un campo da tennis me lo potevo sognare. Avevo degli amici con cui innanzitutto giocavo al tennistavolo. Ci davamo appuntamento in una sala dove affittavano il tavolo a tempo e ognuno di noi cercava a ogni prezzo di toccare i fatidici 21 punti. Una sera mi trovai con Ciccio Distefano e Carmelo Volpe, due ragazzi che lavoravano in due diverse librerie che noi tutti frequentavamo. Loro due fecero amicizia e da quella loro amicizia nacque il tempio della nostra giovinezza, la libreria “La Cultura” sita nel centro della città e dove noi spendevamo tutti i pochi soldi che riuscivamo a racimolare dalle nostre famiglie di una borghesia che aveva ben poco da largheggiare. Adesso Ciccio e Carmelo non ci sono più.

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