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Uffa!
I crimini nazisti raccontati da un soldato tedesco. Le memorie di Von Kageneck
"Tenente dei Panzer" di Augusto von Kagenack, recentemente edito da Italia Storica Edizioni, è la testimonianza di un ufficiale che si batté sia sul fronte occidentale sia a est. Un racconto prezioso delle lotte fratricide (che risalgono all'altro ieri) da cui veniamo noi europei
Era da tempo che mi aspettavo di leggere gli accadimenti della Seconda guerra mondiale raccontati dalla parte di un soldato o di un ufficiale dell’esercito tedesco. Che cosa avevano in mente quei soldati e ufficiali mentre mettevano spalle al muro per poi fucilarli soldati russi o francesi o civili italiani usati come rappresaglia per l’agguato di via Rasella? Che cosa avevano in mente quando entravano in una città europea che i loro aerei e la loro artiglieria avevano ridotto a un cumulo di rovine? Che cosa avevano in mente mentre acciuffavano e trascinavano via uomini e donne colpevoli unicamente di essere ebrei? Come se l’immaginavano un’Europa tutta intera marchiata e schiacciata dalla croce uncinata?
Ecco perché ho contato i minuti dal momento in cui la posta mi ha consegnato Tenente dei Panzer di August von Kageneck (un libro recentemente edito da Italia Storica Edizioni) a quello in cui ho cominciato a leggerlo, o meglio a divorarlo. E’ la testimonianza di un ufficiale tedesco che si batté tanto sul fronte occidentale quanto a est, sulle pianure russe. Lui era il quinto dei sei figli (cinque uomini e una donna) di una famiglia nobiliare della Renania i cui membri furono tutti valorosamente in prima linea durante la Seconda guerra mondiale. Due suoi fratelli caddero in combattimento, leggendario su tutti l’aviatore Erbo von Kageneck che riportò 67 vittorie aeree prima di essere a sua volta abbattuto il 24 dicembre 1941 sui cieli di Tobruk. Non che la sua fosse una famiglia di nazisti, non lo erano affatto. Erano dei patrioti tedeschi, se c’era da andare andavano. Al nemico portavano rispetto come si deve tra combattenti leali.
Von Kageneck nel luglio 1942 cadde prigioniero dei russi e come tale vide l’esercito tedesco indietreggiare dopo le sue prime sconfitte e finché i soldati americani non entrarono vittoriosi nel campo di concentramento dove lui era detenuto. Da quel momento il suo scopo fu di riavvicinare spiritualmente tedeschi e francesi, tanto che questo suo libro in prima edizione lo scrisse a metà degli anni Cinquanta in francese, rivolgendolo al pubblico francese contro cui pure aveva combattuto. Una guerra in cui non aveva mai creduto e che non aveva mai sentito “sua”. Da cui la sua commozione per gli ufficiali tedeschi coinvolti nell’attentato a Hitler del luglio del 1944, successivamente fucilati uno dopo l’altro. Molti di quegli ufficiali erano suoi amici personali, a cominciare dal capintesta dell’operazione, Claus Schenk von Stauffenberg. Fosse stato in quel momento libero e non prigioniero dei russi, di certo August von Kageneck avrebbe contribuito a organizzare quell’attentato purtroppo fallito, un fallimento che allungò la scia di per sé infernale delle morti e delle distruzioni della Seconda guerra mondiale.
In quel suo libro e in altri scritti temporalmente e intellettualmente consanguinei il coraggio e la lealtà di von Kageneck andarono oltre. Una parte dell’opinione pubblica tedesca lo rimproverò di accusare l’esercito tedesco (la Wehrmacht) di colpe che erano delle SS e delle loro squadre di combattimento e dunque che l’onore dell’esercito tedesco in quanto tale era salvo. Von Kageneck ribatté punto per punto che non era andata così, che anche l’esercito aveva compiuto dei crimini di guerra in quanto tali, crimini cui lui stesso aveva assistito e che non riusciva a giustificare. Ce ne voleva di coraggio per affrontare a questo modo la discussione con i propri connazionali e tanto più se a farlo era uno che aveva combattuto in prima linea e che aveva perso due fratelli in guerra, e a non dire della quantità di medaglie al valor militare che i cinque fratelli si erano guadagnati nel corso di scontri terrificanti con i francesi e con i russi. Quelli di noi che fremono nel leggere di quello che accade oggi in Ucraina, dovrebbero tenere a mente da quali lotte fratricide ancora dell’altro ieri veniamo noi europei. Von Kageneck morì nel 2004 dopo una lunga malattia.