Casa Italia,  installazione “MUSa”. foto Savorelli-Coni

Terrazzo 

Italia e non solo: le case olimpiche a Cortina

Francesco Chiamulera

Durante queste Olimpiadi non si deve perdere l'occasione di entrare a Casa Austria che ha fatto le cose in grande: staff di 120 persone, pasticceria costruita ex novo, chef Günter Koxeder, che sforna mille chili di pane, 25mila schüttelbrot e 4mila strudel, e un'atmosfera da vero spirito olimpico

Cortina d’Ampezzo. Una delle cose più ambite, in questi giorni, è farsi invitare a Casa Austria. Ma non a pranzo, che pure è sontuoso, allegro, gemütlich si dice in tedesco per descrivere la coccola viennese-tirolese, visto che si viene accolti con gran sorrisi, gran boccali di birra, Wiener Schnitzel elefantiache e certe teglie di Kaiserschmarrn da fare invidia a Demel, mitica pasticceria dietro Santo Stefano. No, a Casa Austria qui a Cortina durante queste Olimpiadi bisogna trovare il modo di infilarsi per le serate leggendarie. Quando nel più assoluto understatement, scivolando tra i fienili silenziosi della frazione ampezzana di Cadin, arrivano i campioni – l’altra sera c’era Janine Flock, neomedagliata, oro nello skeleton – e va in scena quel mistico “spirito olimpico” di cui tanto si parla, altrettanto si dubita specie se lo si identifica con i burocrati del CIO che escludono gli atleti ucraini mentre ammettono le bandiere russe, ma che poi, insomma, alla fine esiste, eccome. E non c’è niente di meglio per coglierlo che lasciare le piste e gli stadi e i parterre a metà giornata e abbandonarsi alla flanêrie sportiva tra Corso Italia e il Lungoboite, insomma all’andar per case (nazionali) di Cortina 2026. Che è un po’ come girare tra le attrazioni di un parco a tema.

 

Lo schema è uguale ovunque, per alcuni dei principali ristoranti della Conca, quelli che hanno sempre fatto il gran canone borghese della gastronomia ampezzana, e che, affittati dai team nazionali, si sono trasformati, una specie di mutazione bionica: ci costruiscono intorno un involucro temporaneo, e a un certo punto quello che era il portone d’accesso in legno traforato della baita si ritrova a essere la porta tra una stanza e un’altra, e non sei più fuori tra i larici, ma dentro la nuova struttura. Così la Galleria Farsetti, “presa” dal Coni, espande il lebensraum nell’antistante piazza olimpica e diventa Casa Italia: grande eleganza, clima un po’ freddino, però che bella la scena di Mattarella che parla dopo il trionfo-Brignone, i due Corazzieri di sfondo, fuori lo spettacolo delle Tofane, e accanto al Presidente ecco Sironi, Campigli e il quadro di De Chirico con una delle sue piazze metafisiche, con gli archi del dipinto che fanno pendant con quelli della neostruttura. E così per Casa Veneto, ospitata presso le Regole ampezzane, e per il Cortina Dolomiti Lounge, arredato con sci di legno da fare invidia a Gustav Thoeni. Nel giro olimpico delle Case valgono consigli d’oro (“se vai a Casa Svizzera evita la fonduta, non hanno gli strumenti per mescolarla come a Losanna, è tutta grumi”) e raccomandazioni salvifiche, come l’accredito a Casa Germania per l’ambitissima sera dei campioni di bob e slittino: per entrare si attraversa un Biergarten che fa un po’ Oktoberfest e un po’ festa delle Varesine, luminarie in tutto il bosco visibili da chilometri di distanza, all’interno grande festa, ma dove sono finiti quegli adorabili ragazzoni?, si sono tutti rintanati nella leggendaria Kufenstüberl - la casotta inaccessibile ai comuni mortali, il sancta sanctorum dei soli atleti “con le lame”.

 

L’Austria ha fatto le cose in grande, forse memore dei tempi in cui Ampezzo stava sotto gli Asburgo: la Jägerhaus di proprietà del fratello di Kristian Ghedina l’ha circondata con un’enorme struttura, staff di 120 persone, pasticceria costruita ex novo, chef Günter Koxeder, che durante i Giochi sforna mille chili di pane, 25mila schüttelbrot e 4mila strudel, e sala privata dove l’altro giorno hanno cenato il cancelliere Stocker e il rapper Flavour Flav (ma non insieme). Dicevamo però che più che l’architettura conta la vita sportiva. E dunque ecco il rituale di Casa Austria: l’atleta approda a sera, certi ragazzoni ventenni strippati nei lederhosen si riversano nella grande sala, e tra centinaia di bandierine biancorosse si festeggiano anche campioni stranieri, sempre nel segno della generosità olimpica: l’altro giorno erano tutti in delirio per la Brignone, è commovente il tifo che gli austriaci riservano agli sport invernali. La skeletonista Flock sale sul palco. Qualcuno mostra un Playboy di mesi fa: in copertina c’è lei, proprio lei, ovviamente in pose pornosoft. Ma a nessuno importa niente, anzi, la trovano simpatica, e si pensa a cosa diremmo noi, eterni moralisti tossici, se una uguale libertà se la prendessero Goggia o Bassino o Vittozzi… Felix Austria.

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