Foto Epa, via Ansa

Terrazzo

Le Olimpiadi e i milanesi di Cortina

Michele Masneri

La regina è Federica Brignone, poi arriva Beppe Sala e il carabiniere Mircea. Ma soprattutto è sbarcata l’Esselunga 

Finalmente i milanesi a Cortina. Se la santa protettrice ormai è Federica Brignone, col suo casco di tigre, nel weekend è arrivato pure il sindaco Beppe Sala, non si sa con quale mezzo e con quale record da via della Spiga. Ma un altro milanese di adozione ambitissimo è il carabiniere Robert Mircea, frenatore della Nazionale italiana di bob. Nativo della Romania, l’atleta dei Carabinieri si è trasferito a Corbetta in provincia di Milano dandosi al ghiaccio molto tardi, dopo aver conquistato per due volte il titolo italiano di sollevamento pesi. Chi ha visto l’atleta ha dovuto ricredersi anche sul decreto sicurezza. Se questa è la svolta securitaria, ci stiamo. Signore e signori accettano anche il sacrificio dei famosi pini cortinesi, se questo è il prezzo da pagare. Chi soffre il fascino della divisa, arbasinianamente o tondellianamente, in questi giorni dovrebbe venire in pellegrinaggio, qui nel Cadore, del resto. 

Chi  vuole assolutamente incrociarlo, il Mircea, si dà appuntamento alla palestra Energym nella frazione Fiames, e se si è fortunati anche dall’auto si può ammirarlo mentre corre sul tapis roulant. Non fa rimpiangere gli hockeisti sexy della serie canadese di globale successo “Heated rivalry” finalmente arrivata in Italia su Hbo Max, un russo (Ilia) e un canadese (Shane) che si amano contro ogni barriera sociale e geopolitica e un padre moscovita militare tremendo: parte del successo dello sceneggiato  è anche aver incrociato il nuovo sentimento antitrumpiano e filo canadese che arde in molti di  noi. 

Ma a Cortina c’è un vero Ilia! Con storia simile. Quando le olimpiadi imitano la fiction. Il povero pattinatore statunitense Ilia Malinin (che somiglia un po’ a quello della serie), protagonista della famosa caduta di qualche giorno fa, anche lì come nella finzione televisiva forse vittima di un papà russo troppo severo, disperato più del figlio della di lui sconfitta (e il figlio scrive e ritira dai social dichiarazioni angoscianti: “A volte vorrei che mi accadesse qualcosa di brutto, così non dovrei farlo io stesso”. E ancora, rivolto al padre-allenatore: “Niente fa più male che cercare di fare del tuo meglio e non essere comunque abbastanza”).

Per tirarsi su, e cambiando “angolo”, nell’hockey vero invece a Milano vanno fortissime le femmine americane, non si sa se trumpiane o meno, forse con papà meno drammatici. Il Wall Street Journal le celebra: “devastanti”, in italiano nel testo, sono talmente forti che nelle gare “si annoiano più che dopo un’opera di cinque ore alla Scala” (gli inviati del Wsj sono stravolti dalla Götterdämmerung di  Wagner, in scena a Milano  fino a oggi. Oltre alla notazione in questo pezzo hanno fatto pure un video, per spiegare che “gli italiani preferiscono andare alla Scala per 5 ore che seguire le Olimpiadi”). Anche così si spiega la rottura tra vecchio e nuovo continente (chissà se avessero conosciuto Ronconi). 

Comunque. Forse ingarellato dal successo dei canadesi fittizi di “Heated Rivalry”, il giornalista del Wsj fa proprio un monumento alle hockeiste sue  conterranee. Con loro  non c’è gara, né contro  le rivali (appunto) canadesi,  tantomeno contro   le “inesperte italiane” che gli fanno un baffo. La portiera Aerin Frankel poi a Wagner preferisce l’insalata (quasi cit.),  tiene  infatti un profilo Instagram dove recensisce Caesar salad in giro per il mondo (poi dice il soft power finito). L’ultima, a San Valentino, in un non specificato ristorante a Milano, voto 7,8 su dieci. E chissà se avrà provato quelle dell’Esselunga, non di Papiniano ma di Cortina. Già, questa è l’altra grande novità di queste olimpiadi (e attenzione, cette-ci n’est pas una marchetta).     

 Spuntato dal nulla, su via Cesare Battisti, l’avamposto Esselunga è la vera novità urbanistico-sociale di Cortina degli ultimi tempi e forse la prova della definitiva milanesizzazione della località ampezzana (i milanesi non hanno mai amato Cortina, preferendo St. Moritz o Courmayeur). Del resto la leggenda di Esselunga nasce proprio a St. Moritz quando nel ‘57 nei bagni di un grand hotel Guido, fratello maggiore di Bernardo Caprotti, origlia  degli americani che  stanno per sbarcare in Italia per portare il modello della grande distribuzione.  
 
Ma adesso che c’è, tutti si domandano come si potesse vivere prima a Cortina senza l’Esselunga. Che viene anche a rompere un monopolio supermercatistico, quello della Cooperativa su via Roma, Harrods ampezzano, luogo principale dello struscio e dell’acquisto, col suo reparto tappezzeria (in attesa di Enzo Salvi “er cipolla” mamma mia come sto!)  e il reparto “affilatura coltelli e forbici” e l’abbigliamento, e i giornali cartacei (Il corriere delle Alpi!), e i libri per i gusti molto local (con l’opera omnia di Gigi Moncalvo), e i distintivi da attaccare sui giubbotti “Scuola di sci-Cortina” e gli adesivi da attaccare sulle auto (romane, magari accanto a quello dell’Aniene). 

Insomma, finito il monopolio, chissà chi la spunta in questa “heated rivalry” del largo consumo. L’Esselunga, che è gran sponsor olimpico, dovrebbe essere “pop up store”, cioè temporanea, con questo punto vendita, di una sottonicchia, “Eccellenze di Esselunga”, recita la scritta, su finto-bosco verticale, con parete erbosa (siam pur sempre milanesi) mentre “eccellenze”  fa pensare anche ai militari e alle autorità a partire da Mattarella che sciamano dalla attigua Casa Italia (che proprio dalle cucine Esselunga è alimentata). Si tratta sicuramente  comunque del supermercato più panoramico d’Italia (ci sarà qualcuno che recensisce supermercati panoramici, hockeista o no?) con ampia caffetteria che dà sulle Tofane per prime colazioni e aperitivi. Parquet, luci giuste, “sobria, raffinata, de classe”, come dice Christian De Sica in “Yuppies”, l’Esselunga cortinese sembra la lounge di un aeroporto alpino, tipo  St. Moritz, con delle ragazzotte impellicciate che si fotografano e magari taggano a Courchevel. Certo oggi i moderni Covelli e Torpigna, i ricchi e i poveri di “Vacanze di Natale”, si incontrerebbero qui, allergici tutti al glutine e al lattosio ed esperti di gin, e non più nel reparto abbigliamento. 

Ne è certo anche il mio amico geniale Enrico Vanzina, con cui condividiamo il gusto per il supermercato, e che scrisse sul Messaggero un memorabile elogio dell’Esselunga di via Tomacelli a Roma, raccontando anche lì la novità di questo simbolo milanese arrivato nella capitale, e di come una volta  le amiche di sua moglie organizzassero visite ai musei, mentre a un certo punto cominciarono a pianificare tour all’Esselunga per ammirare le vere zuppe in scatola, come in un sogno di Andy Warhol.Se a Roma l’Esselunga naturalmente ha la terrazza (molto apprezzato a pranzo  il roast beef), qui a Cortina oltre il bar va forte  il reparto panetteria, e gli olimpionici apprezzano soprattutto il vasto settore  vini e “bollicine” a vista, locali, con molti prosecchi e franciacorta e poi champagne e appunto intere corsie di gin. E poi c’è la questione  dei prezzi,  inferiori a quelli della Cooperativa, e gli olimpici fanno incetta di bottiglie (i più esperti segnalano che i prezzi delle Esselunga sono diversi nelle varie parti d’Italia. Caprotti è riuscito dove non è mai riuscita la Confindustria. Il panierino Esselunga sarà ormai più rappresentativo di quello Istat?).  

Comunque, dichiarare il secondo: nel supermarket milan-cortinese non solo fusilli, ma anche baccalà alla livornese, chicken masala, involtini primavera oltre ai locali spatzle, casunziei  rapa e barbabietola, tutto “prezzi corti”, “sconto 20 per cento”, “la qualità va in alto, i prezzi restano in basso”, sottolineano i cartelli.  Certo ci si accorge di non essere al Lidl di Sesto San Giovanni o alla Migros di Ostia: invece delle confezioni famiglia, qui ecco il filetto di branzino, il falafel, tutto senza glutine e senza grasso e con tante proteine come vuole l’ultima moda alimentare.  E pure gli americani sono stravolti, altro che i loro supermarket anche di fascia alta, chissà se ad Aspen c’è un Whole Foods: che comunque all’Esselunga gli fa una pippa (all’ampezzana). Attendiamo la recensione finale e definitiva dell’hockeista (chissà se raccoglie pure i punti fragola, vabbè). 

  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).