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Terrazzo

In Silicon Valley i miliardari non vogliono più vicini di casa

Camilla Baresani

Da Mark Zuckerberg a Larry Page, fino alla vedova del fondatore di Apple. Gli abitanti di Palo Alto acquistano decine di case altrui in piena paranoia isolazionista. Se ne vanno studenti, ingegneri, impiegati e baristi, mentre si pensa a nuove tasse sugli immobili lasciati vuoti

Beati i tempi in cui c’era una casa per famiglia. A Palo Alto, 60 mila abitanti nel cuore della Silicon Valley californiana, la tendenza è ormai quella di un intero isolato per famiglia. Capita che l’un per cento della popolazione, fatto di miliardari, non sopporti la presenza di vicini. Per convincerli a sloggiare, offre per le loro villette/bungalow un valore che è circa tre volte quello di mercato. In piena paranoia isolazionista, questo uno per cento compra poi anche le case dei vicini degli ex vicini. A questo punto, anziché mantenere i soliti praticelli che scemano sul marciapiede, l’uno per cento ingloba le case acquistate in una sorta di fortilizio recintato da teli oscuranti e dà inizio a un via vai ossessivo di camion per movimenti terra, demolizioni, ricostruzioni. A Palo Alto i lavori sembrano non finire mai: anni di puzzolenti bestioni motorizzati ne ingorgano le strade, un tempo silenziose. Lungo i marciapiedi compaiono parcheggiati van di guardie private che fanno la ronda attorno ai possedimenti, e abbrutiscono chi passa a piedi, guardandolo con malevolenza o addirittura fermandolo per inquisirlo o perquisirlo.

Sono cose che succedono quando in una cittadina, cresciuta ai margini del campus di Stanford e un tempo abitata da professori universitari, medici, studenti, impiegati, buona parte della nuova popolazione ha patrimoni personali oltre i dieci miliardi di dollari. Per il ceto medio, niente più casette con praticello antistante, la macchina parcheggiata sul vialetto di fronte al garage (garage dove giovani nerd inventarono le prime aziende del tech). Ai paloaltesi sembrerebbero bazzecole le polemiche su Milano e sui riccastri che vengono a saccheggiare appartamenti di lusso. Il problema però è lo stesso: l’esplosione dei valori immobiliari, in proporzioni moltiplicate.

Per dire: Mark Zuckerberg, con il suo patrimonio di 226 miliardi di dollari, ha speso 110 milioni per comprare 11 case nel quartiere di Crescent Park. Laurin Powell Jobs, vedova del fondatore di Apple, patrimonio di circa 12 miliardi, possiede diverse case, e due dei suoi guardiani/guardie hanno intimorito un giornalista e un fotografo che passavano sul marciapiede comunale. Larry Page, 246 miliardi di dollari, Marissa Meyer, 1,3 miliardi di dollari, e altri ancora di cui vi risparmiamo l’elenco, hanno fatto man bassa delle villette a schiera accanto alle loro. Il prezzo medio di una villetta unifamiliare è diventato di 3,5/4 milioni di dollari, un monolocale in affitto costa circa 2.600 dollari al mese. Se ne vanno così da Palo Alto studenti, ingegneri, impiegati, artisti, baristi. Due consiglieri comunali, raccogliendo le proteste dei vecchi residenti superstiti, hanno proposto l’adozione di nuove norme, che verranno votate in gennaio: le guardie giurate devono ottenere un’autorizzazione comunale e non possono molestare i cittadini che passano sul marciapiede; tasse sulle case lasciate vuote; 180 giorni per impostare i cantieri, poi divieto di mezzi lasciati in doppia fila o di traverso sulle ciclabili; divieto di cumulare progetti di costruzione: al massimo una casa rifatta ogni 3 anni. A Milano, la città degli ingombranti cantieri bloccati in eterno dalla magistratura, non funzionerebbe.

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